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Bologna, il Ghetto Ebraico – Cosa vedere, il mio itinerario

Adesso basta, ho deciso! Voglio conoscere meglio la mia città.

Oggi si comincia dal Ghetto Ebraico.

Quante volte ho camminato per queste strade senza conoscere a fondo la storia di questi luoghi e del periodo in cui gli ebrei erano costretti a vivere in isolamento in una piccola parte della città. Eh sì, perché questa zona era ben delimitata e tre cancelli venivano aperti durante la giornata e rigorosamente chiusi al tramonto.

Ma chi istituì il Ghetto, prima a Roma, poi in altre città italiane? Fu Papa Paolo IV Carafa che nel 1555, per combattere le eresie e le religioni che potevano offuscare quella cristiana, decise che gli ebrei dovevano vivere costretti solo in alcune parti delle città. Revocò loro gran parte dei diritti acquisiti fino a quel momento e li costrinse a portare un distintivo affinché fossero ben riconoscibili.

Approfondiamo insieme e immergiamoci tra i vicoli del centro storico di Bologna.

Da dove cominciamo?

Iniziamo da Via Zamboni o meglio, da Palazzo Manzoli-Malvasia, al civico 14 di questa strada nota ai più per essere parte viva della zona universitaria.

Perché proprio da qui? Perché qui c’è l’unico accesso all’antico ghetto ancora oggi identificabile come tale. Gli altri accessi si trovavano in Via de’ Giudei e in quella che oggi e via Oberdan.

Palazzo Manzoli-Malvasia

Vedete quel mascherone sulla volta? Si dice che da lì i proprietari del palazzo, in occasione di eventi particolari quali ad esempio la nomina a Gonfaloniere di un membro della loro famiglia, versassero fiumi vino per il popolo. E festa sia!

Oltrepassando il voltone, entriamo ufficialmente in quello che era il ghetto ebraico. La prima strada alla nostra destra è Via Valdonica. Se la percorriamo fino in fondo (non spaventatevi, sono poco meno di un’ottantina di metri), ci troviamo proprio di fronte al Museo Ebraico, aperto dal 1999. Attraverso testimonianze, filmati e reperti, qui si può ripercorrere la storia del popolo ebraico. E’ un’esperienza che consiglio di fare.

Ritorniamo su Via del Carro, che termina in Via dell’Inferno, quella che era la strada principale dell’antico ghetto. A dispetto del nome che porta, è secondo me una delle stradine più belle e caratteristiche della città, rimasta ferma nel tempo, con i colori vivi e caldi che contraddistinguono ii suoi gli edifici.

Via dell’Inferno

Ma a cosa deve il suo nome Via dell’Inferno? Il nome risale a moltissimi anni fa, addirittura a prima dell’istituzione del ghetto, ma non se ne conoscono effettivamente le origini. Tante sono le ipotesi legate a questo nome: chi dice che i vicoli stretti di questa zona ricordassero l’inferno, chi pensa che il nome si possa attribuire alla presenza delle botteghe dei fabbri che si trovavano qui, che lavorando generavano una grande quantità di fuoco che rievocava l’inferno. Atri ancora sostengono che il nome derivi derivi dall’odore “infernale” dei rifiuti portati qui da un canale di scarico.

In Via dell’Inferno si trovava una delle undici sinagoghe presenti in città, l’unica all’interno del ghetto, ricordata oggi da una targa affissa in prossimità del civico 16. La Sinagoga rimase in uso fino al 1569, anno in cui gli ebrei vennero cacciati da Bologna. Al di là di quello che si può pensare a proposito delle varie religioni, ritengo sia un peccato che di questo edificio non sia rimasta alcuna traccia. Sarebbe stata quantomeno un’importante testimonianza storica.

E sempre parlando di storia, passiamo da quella più antica ad una decisamente più recente.

Via dell’inferno termina nella Piazzetta Marco Biagi, intitolata al professore ucciso dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002 davanti al portone della sua abitazione di Via Valdonica.

Dalla Piazzetta, svoltando a sinistra, si raggiunge Piazza San Martino, dove di fronte all’imponente facciata della chiesa, si innalza la Statua della Madonna del Carmine. Se avete tempo e magari siete anche appassionati di storia dell’arte, dedicate qualche minuto alla visita della chiesa, una delle più ricche della città, con opere di Ludovico Carracci, Vitale da Bologna, Paolo Uccello, Lippo di Dalmasio e tanti altri.

Piazza San Martino

Proprio qui, tantissimi anni fa scorreva il torrente Aposa.

Forse non tutti sanno che anche Bologna è stata famosa in passato per i suoi canali. Una vasta rete di circa 80 km, che aveva lo scopo di mettere in comunicazione la città con il fiume Po e di fornire l’acqua necessaria al sostentamento e alla creazione di energia meccanica. Con il passare degli anni, però, quasi tutti i corsi d’acqua sono stati interrati, anche se ancora in parte visitabili.

Ma torniamo a noi, alla storia del Ghetto.

La nostra prossima tappa è la Torre degli Uguzzoni, in Vicolo Mandria.

Per raggiungerla, percorriamo prima Via Oberdan, poi Via San Simone.

Torre degli Uguzzoni

La torre, con i suoi 32 metri di altezza, è una delle tante torri che svettavano nella città. Purtroppo delle circa 100 torri, oggi ne sono rimaste solo 24. Le torri di Bologna, però, meritano un capitolo a parte.

Dalla conformazione della torre ed in particolare dalla disposizione delle finestre, si pensa che questa non fosse semplicemente una torre, ma fungesse anche da abitazione.

Prima di concludere il nostro giro per i vicoli del ghetto, non possiamo non percorrere Via de’ Giudei, una stradina da sempre molto viva, che deve il nome alla presenza delle famiglie ebree che qui esercitavano le loro attività ancora prima dell’istituzione del ghetto.

Terminiamo in Piazza di Porta Ravegnana. La prima cosa che noterete saranno sicuramente le Due Torri, ma se guardate attentamente, proprio tra i fili del tram e le torri, non potrete fare a meno di notare una cupola, quella della Chiesa di San Bartolomeo.

Due Torri e Chiesa di San Bartolomeo

Pur non rientrando propriamente nella zona del ghetto, anche questa chiesa ha attinenza con il nostro itinerario. Qui, infatti, gli ebrei erano costretti ogni domenica ad ascoltare la messa.

Direi che con questa magnifica visuale delle Due Torri abbiamo terminato la nostra visita. Spero vi sia piaciuto passeggiare con me per questi vicoli pieni di storia, perché questo sarà solo l’inizio di un lungo percorso di conoscenza della città di Bologna.

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