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Lanzarote cosa vedere Lanzarote itinerario

L’isola che mi ha rubato il cuore

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Che ne dite di passare qualche giorno insieme a Lanzarote?

Ve lo dico da subito, non sarò mai una guida imparziale, adoro le Canarie e Lanzarote è la mia isola preferita, il luogo magico che ho amato dalla prima volta.

Allora forse sarà ancora più bello leggere queste righe, perché troverete sicuramente tanta passione.

Per prima cosa, da dove deriva il nome Lanzarote?

Lanzarote – Origine del nome

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Il nome le deriva da Lanzarotto Malocello, un navigatore genovese che vi si insediò nel 1312. Vi abitò per venti lunghi anni… e lo capisco bene… ma senza mai colonizzarla veramente.

In realtà, l’arcipelago delle Canarie era già conosciuto in epoca romana, ma fino a quel momento l’isola di Lanzarote era veramente riuscita a rimanere “isolata” dal resto del mondo, con gran pace dei suoi abitanti. Fu nel 1402 che avvenne la vera conquista, ad opera del normanno Jean de Bethencourt.

Ma torniamo a noi e alla nostra vacanza.

23/05/2018

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Quindi, arrivati all’aeroporto di Arrecife, noleggiamo l’auto come al solito da Cabrera Medina e andiamo dritti dritti in albergo.

Per questa vacanza abbiamo scelto l’Hotel Beatriz Playa & Spa.

Di solito, la nostra scelta è sempre tra il Beatriz Playa & Spa, il Sol e il Vik San Antonio, tutti a Puerto del Carmen. Questa volta ha vinto il Beatriz, più concorrenziale rispetto agli altri.

Check-in, valigia in albergo e… che la vacanza abbia inizio!

Allora cominciamo e cominciamo come inizio sempre la mia vacanza qui, con un buon pranzetto a Playa Quemada.

Playa Quemada

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Questo è stato il primo posto che ho visto arrivando qui la prima volta e il primo che voglio fare conoscere anche a voi.

Playa Quemada è una spiaggi vulcanica che sembra quasi dimenticata.

Playa Quemada

Proprio lì c’è un ristorantino niente male, due a dire la verità, e non passa volta che non assaggio i suoi calamares, ovviamente accompagnati dalle buonissime papas arrugadas e dal famoso mojo picon.

E dopo aver riempito il pancino, possiamo rimetterci in auto verso Playa Blanca.

Playa Blanca

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Playa Blanca, un tranquillo paesino forse un po’ turistico, ma non ancora preso d’assalto come Puerto del Carmen.

Playa Blanca

Perché si chiama Playa Blanca? Beh, non è difficile da intuire: è tutto merito del colore che ha la sabbia nella spiaggia principale del paese.

Certo, però, che se volete sdraiarvi un po’ al sole, vi consiglio di prendere l’auto e di spostarvi fino a Punta del Papagayo, lontana da Playa Blanca una decina di chilometri.

Punta del Papagayo

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Punta del Papagayo è una riserva naturale protetta dove si entra pagando attualmente 3,00 € a veicolo. Potrete scegliere tra diverse spiagge. Personalmente, vi consiglio Playa Mujeres, con la sua bella sabbia bianca.

Ma oggi niente mare, solo una bella passeggiata e magari anche un po’ di shopping.

24/05/2018

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Ok, ieri quello che abbiamo visto dell’isola è stato solo un assaggio, ma è oggi che ci immergeremo nell’autentica Lanzarote, quella dei vulcani e in particolare del Timanfaya.

Eh sì, perché come avrete già capito, Lanzarote è un’isola vulcanica. Una tremenda eruzione la colpì nel 1730 e la lava, che uscì copiosa per quasi sei anni, coprì ben un quarto dell’isola.

Nonostante sia in gran parte ricoperta di lava, il suolo di quest’isola è particolarmente fertile, grazie ad un efficace metodo che cattura l’umidità, l’eneranado.

Così, come se niente fosse, qui si coltivano frutta e verdura, ma soprattutto si coltiva la vite. Dalla sua uva si ottiene il rinomato vino Malvasia. Ma di questo parleremo quando visiteremo la Geria.

Oggi dedichiamo la nostra attenzione alla visita del Parco Naturale del Timanfaya.

Parco Naturale del Timanfaya

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Ingresso al Parco Nazionale del Timanfaya

Ad accoglierci c’è lui, El Diablo, il simpatico diavoletto disegnato dall’architetto dell’isola, Cesar Manrique.

L’entrata è a pagamento, attualmente 10 euro a persona. Per visitare il parco è necessario affidarsi ad un tour organizzato. Quindi, una volta parcheggiata l’auto, saliamo sul primo bus disponibile.

Se potete, sedete sul lato destro, avrete una visuale migliore del cratere principale.

Durante il tragitto, che dura circa 40 minuti, una voce registrata spiega in tre lingue (spagnolo, inglese e tedesco) tutto sull’eruzione del vulcano e sull’impatto che questo ha avuto sull’isola.

Intanto rimarrete incollati al finestrino, affascinati dal paesaggio lunare circostante, ci scommetto!

Terminata la visita guidata, recatevi verso il negozio di souvenir. Lì vicino, gli addetti del parco vi coinvolgeranno in interessanti esperimenti.

Per esempio, cosa succede se si versa dell’acqua in una buca?

Questo!

Effetto gayser, direi!

E cosa ne dite dei polli che si cuociono con il calore che arriva dal sottosuolo?

Non a caso, questa è la zona all’interno del Parco dove la camera magmatica del vulcano è più vicina alla superficie terrestre.

Se poi vi trovate da queste parti per il pranzo, qui c’è anche un ristorante, El Restaurant del Diablo. Personalmente lo trovo molto turistico, anche se la vista sul parco è sicuramente caratteristica.

Io un’idea per il pranzo ce l’ho e se volete, seguitemi! Andiamo a El Golfo.

Sulla strada per El Golfo, fiancheggiamo Las Salinas de Janubio.

Las Salinas de Janubio

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Las Salinas de Janubio

Sapete che da qui si estraggono ogni anno fino a 15000 tonnellate di sale?

Parcheggiate al Mirador de las Salinas e godetevi il panorama.

Da qui, in brevissimo tempo, raggiungiamo El Golfo, ma prima di fermarci per il pranzo, voglio farvi conoscere un altro dei posti magici di quest’isola.

Charcos de los Clicos

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Charcos de los Clicos

Il Charcos de los Clicos è uno stagno d’acqua verde che deve il suo colore alle alghe presenti nell’acqua. Tutto intorno rocce vulcaniche e sabbia nera, che rendono ancora più vivace il suo colore e forte il contrasto.

Una breve passeggiata di qualche minuto e vi godrete il panorama da un punto di vista sopraelevato. Potete anche avvicinavi al lago dal basso, ma l’effetto che avrete non sarà lo stesso.n fermatevi al primo sguardo. Non ne sarete delusi.

El Golfo

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El Golfo è un villaggio di pescatori veramente delizioso, con le casette bianche che si affacciano sul mare.

El Golfo

E sul mare non si affacciano solo le casette, ma anche graziosi ristorantini. Ci fermiamo per un boccone?

Questa volta abbiamo scelta Casa Luis Mar Azul e non ce ne siamo davvero pentiti.

Che ne dite di questo pulpo a la placha? Garantisco io: davvero ottimo!

Dopo pranzo, giusto per smaltire, andiamo a Los Hervideros.

Los Hervideros

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Los Hervideros

Los Hervideros è un complesso di grotte sottomarine laviche scolpite dall’erosione del mare. Bellissimo l’effetto delle onde che sbatte sulle rocce, come se le onde “ribollissero” nel mare e da qui il nome di questo sito. In spagnolo “hervidero” significa proprio bollore, brulichio, ebollizione.

Seguite il mio consiglio, percorrete il sentiero, non fermatevi al primo sguardo. Non rimarrete delusi.

Adesso avete gran parte del pomeriggio libero. Scegliete voi: un caffè a Playa Blanca, una passeggiata a Puerto del Carmen, un po’ di relax in spiaggia… ogni cosa a Lanzarote viene bene.

Io so già cosa fare.

A domani.

25/05/2018

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Oggi ci dedichiamo alla parte nord-est dell’isola, dove si trovano molte delle attrazioni di Lanzarote.

Come prima cosa, facciamo una breve deviazione verso San Bartolomé, dove ci aspetta il Monumento al Campesino.

Monumento al Campesino

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Monumento al Campesino

Non so che cos’abbia di tanto particolare questo monumento, ma a me è sempre piaciuto in modo particolare e non passa volta che non venga a Lanzarote senza vederlo.

Realizzato nel 1968 da Cesar Manrique, il famoso architetto al quale l’isola deve moltissimo, noto soprattutto per la sua architettura che non ha un grosso impatto sul territorio grazie all’utilizzo di materiali naturali, ricorda il lavoro svolto dalla maggior parte degli abitanti dell’isola, il contadino, appunto.

Adesso che il rito delle foto è compiuto, possiamo proseguire verso nord, fino a raggiungere Teguise.

Teguise

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Teguise

Se rimanete a Lanzarote per più di quattro o cinque giorni, vi consiglio di visitare Teguise almeno due volte.

Venite qui la domenica, quando le sue strade sono invase dalle vivaci bancarelle dei venditori ambulanti, il paese è animato e pieno di turisti.

…E’ domenica mattina,

si è svegliato già il mercato…

Se invece verrete un altro qualsiasi giorno della settimana, troverete un tranquillo paesino nel mezzo di una vallata, con qualche negozio di artigianato ad attirare i turisti, una bellissima chiesa e i suoi musei.

Una piccola divagazione… venendo qui la domenica, sarete costretti a lasciare l’auto in uno dei parcheggi appena fuori Teguise. Lungo la strada per il centro, passerete davanti a un rigattiere. Non potete non notarlo, ha esposti degli oggetti davvero originali e inquietanti. A me mette un sacco di ansia…

Comunque, rigattiere a parte, vi consiglio di vedere Teguise da entrambi i punti di vista, ne vale davvero la pena.

Purtroppo questa volta ripartiamo proprio la domenica e dovrò rinunciare ai fantastici churros che si mangiano qui.

Oggi facciamo un bel giretto in questo delizioso paesino e intanto raccontiamo qualcosa di questi luoghi.

Teguise fu la capitale dell’isola fino al 1847, quando Arrecife le rubò il titolo.

Il suo stile coloniale attira i turisti da ogni parte dell’isola, tanto quanto il suo mercato domenicale.

La chiesa di Nuestra Senordera de Guadalupe è la più importante di tutta l’isola e vi consiglio decisamente di visitala.

E’ molto interessante anche il Museo Del Timple, un tipico strumento dell’isola, così come quello dell’Aloe, con entrata libera.

Insomma, a Teguise ci sono tante cose da vedere e non rimarrete certo scontenti.

Castillo de Santa Barbara

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Terminata la passeggiata per il paese, vi consiglio di prendere l’auto e di spostarvi verso il Castillo di Santa Barbara, poco fuori Teguise.

All’interno è allestito il Museo della Pirateria, con ingresso a pagamento (attualmente 3,00 euro).

Il museo è piccolino, ma veramente ben fatto, ma cosa ancora più bella è la vista che si gode dall’alto del Castillo.

Ok, anche per oggi salutiamo Teguise e andiamo verso Haria.

La strada che collega Teguise ad Haria passa vicino al Parque Eolico, perché Lanzarote produce gran parte dell’energia necessaria dal vento.

Se avete un po’ di tempo, vi consiglio di fermarvi almeno per uno sguardo veloce.

Poco distante, la strada che porta ad Haria diventa una bellissima strada panoramica.

Dall’alto avrete già l’idea di quanto sia particolare questa zona dell’isola.

Veduta di Haria

Haria

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Haria è un bellissimo paesino circondato da palme. E’ bello venire di sabato e perdersi tra le bancarelle di prodotti locali ma, come ho già accennato, è ancora più bello vedere Haria dall’alto.

Sapete perché qui ci sono così tante palme? Tra il XVII e il XVIII secolo era tradizione piantare una palma in occasione di ogni nascita. O meglio, si piantavano due palme se nasceva un maschietto, una sola se nasceva una femminuccia.

Da Haria, raggiungiamo il Mirador del Rio, non senza passare da Ye, dove c’è questa chiesetta che per me è un vero incanto.

Ye

Riuscirò mai a vederla aperta?

Finalmente raggiungiamo il Mirador del Rio.

Mirador del Rio

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La Graciosa vista dal Mirador

El Rio è lo stretto che separa Lanzarote da La Graciosa.

Nel 1973 Cesar Manrique trasformò quella che era una postazione militare in un punto panoramico.

L’entrata al Mirador del Rio è a pagamento. Io vi do un piccolo consiglio: parcheggiate l’auto, ma non entrate al Mirador. Continuate a piedi e dopo qualche metro, avrete comunque una bellissima vista su La Graciosa… a costo zero!

Dal Mirador ci spostiamo verso la costa orientale dell’iaola, per visitare la Cueva de los Verdes.

Cueva de los Verdes

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Ingresso a la Cueva

La Cueva de los Verdes è una grande grotta formata dalla lava del Volcano de la Corona, fuoriuscita più di 5000 anni fa.

Perché si chiama Cueva de los Verdes?

La grotta prende il nome dalla famiglia Verdes, che si rifugiò qui durante il periodo delle incuriosi corsare, salvandosi la vita.

Il tunnel, lungo 7 km, si visita solo in parte (circa 1 km) e solamante accompagnati da una guida. L’entrata è a pagamento e attualmente il costo del biglietto è di 9,50 euro. La visita guidata si tiene contemporaneamente in lingua spagnola e in lingua inglese e dura circa 45 minuti. E’ possibile fotografare, tranne in alcune zone indicate dalla guida.

La grotta è formata da due gallerie sovrepposte. Si inizia visitando quella inferiore, arrivando a raggiungere i 40 metri di profondità, dove si trova il primo auditorio dell’isola, data la perfetta acustica di questo luogo.

Alla fine del tour, avrete una sorpresa….

Mi raccomando, però! Dopo esserci stati, acqua in bocca, questo è El Secreto de la Cueva!

Jameos de Agua

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A circa un chilometro di distanza, i Jameos de Agua, una cavità che Manrique trasformò in un locale e in una sala concerti.

Notate i piccoli granchi che si trovano nella piscina all’interno e che danno il nome a quest’attrazione. L’entrata è a pagamento.

Personalmente non consiglio la visita, ma se vi trovate da queste parti, perché non vederlo almeno una volta?

Adesso andiamo ad Arrieta, decisamente il mio paesino preferito.

Arrieta

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Arrieta

Arrieta è un tranquillo villaggio di pescatori nella costa est dell’isola. Proprio qui c’era il mio ristorantino ideale, affacciato in riva al mare.  Ora però, Miguel è chiuso e anche se i suoi calamari fritti erano insuperabili, abbiamo trovato un degno sostituto, il Pisquito. La location è la stessa e il cibo è veramente buono. Anche per oggi pulpo, papas arrugadas e mojo.

Soddisfatti, dopo un giretto per Arrieta, ci rimettiamo in auto e nella strada verso l’abergo, ci fermiamo a visitare il Jardin de Cactus.

Jardin de Cactus

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Jardin de Cactus

L’entrata è a pagamento, attualmente il costo del biglietto è di 5,80 euro. Realizzato dall’ormai noto Cesar Manrique in una vecchia cava, ospita circa 1500 varietà di cactus… altrimenti perché si chiamerebbe così? Più che un giardino, è comunque una vera e propria opera d’arte. Vicino ad ogni pianta, troverete il nome della specie alla quale appartiene.

Sono sicura che troverete molto piacevole passeggiare qui.

Per oggi di cose ne abbiamo viste, adesso potremmo anche stenderci un po’ al sole e riposarci un po’.

Domani è il nostro ultimo giorno qui e ci rimangono ancora alcune cose da vedere. Non vogliamo perderci assolutamente niente!

26/05/2018

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Iniziamo dicendo che oggi è una giornata un po’ particolare per Lanzarote. L’Ironman, un’importante competizione sportiva, coinvolge tutta l’isola e quindi anche la viabilità inevitabilmente ne risente.

Così decidiamo di partire di buon’ora e di andare subito ad Arrecife.

Arrecife

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Vi consiglio di non perdere tanto tempo a cercare parcheggio lungo la strada, ma fermatevi a quello interrato vicino all’Arrecife Grand Hotel & Spa. Non è così a buon mercato, ma la posizione è ottimale.

E’ sabato mattina e a quest’ora la capitale è quasi deserta, così ce la possiamo godere a pieno.

Iniziamo passeggiando sul lungo mare, fino ad arrivare al Castillo de San Gabriel.

Castillo de San Gabriel

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Castillo de San Gabriel

Il Castillo de San Gabriel è stato costruito nel 1574 su un isolotto proprio per fronteggiare gli attacchi dei pirati. E’ raggiungibile con una breve passeggiata e al suo interno è allestito il Museo di Storia di Arrecife.

Una volta arrivati al Castillo di San Gabriel, guardando alla vostra destra in direzione di Arrecife, noterete una fortificazione simile.

E’ il Castillo di San Josè, costruito a scopo difensivo tra il 1776 e il 1779 e al cui interno è il Museo Internazionale di Arte Contemporanea.

Proprio di fronte al Castillo di San Gabriel, parte la via dello shopping, Calle Leon y Castillo.

Arrivate in fondo alla strada e alla vostra destra c’è quello che per me è la vera chicca della città, Charcos de San Gines.

Charcos de San Gines

Vi sareste mai aspettati di trovare un angolo così nel centro di una capitale?

Dopo Arrecife, è la volta della Fundacion Cesar Manrique.

Fundacion Cesar Manrique

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Fundacion Cesar Manrique

La Fundacion Cesar Manrique si trova a Tahiche, distante circa 10 minuti da Arrecife.

L’ingresso è a pagamento, attualmente 8,00 euro a persona.

La Fondazione fu istituita dallo stesso Cesar Manrique nel 1982. Con un gruppo di amici, il famoso architetto volle contribuire alla diffusione dell’arte che, secondo il suo pensiero, non doveva essere il contrasto con la natura.

La Fondazione venne inaugurata ufficialmente nel 1992, anno della morte dell’artista.

Vi consiglio una visita, fosse altro anche solo per constatare dove abitava l’architetto…

L’ora di pranzo è decisamente passata, ma noi siamo ancora a stomaco vuoto.

Tra una deviazione e l’altra, raggiungiamo Tinajo, dove si trova il Santuario di Nuestra Senora de los Dolores.

Nuestra Senora de los Dolores

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Nuestra Senora de los Dolores

Il Santuario di Nuestra Senora de los Dolores è stato costruito dagli abitanti dell’isola come ringraziamento alla Vergine per intercessione della quale ha avuto fine l’eruzione del Timanfaya.

Purtroppo è aperta solo in occasione delle funzioni e la domenica mattina dalle 08.00 alle 12.00.

Per questa volta ci dobbiamo accontentare solo di qualche fotografia dall’esterno.

Finalmente raggiungiamo Famara. Ho proprio fame, fermiamoci qui, al ristorante La Caleta.

Famara

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Famara

Famara è un grazioso paesino affacciato sul mare, frequentato soprattutto dagli amanti del surf. Eh, sì, qui le onde si fanno sentire!

Se avete voglia di godervi un po’ di sole, questa è una delle spiagge più belle e tranquille dell’isola. Approfittatene!

Adesso si ritorna verso l’albergo, ma non senza fermarsi a fare spesa da Hiperdino. Queso, chorizo, ron y miel…. tutto quello che ci serve per ricreare anche a casa l’atmosfera di Lanzarote.

E dopo la spesa, un’ultima cosa ancora da vedere. Passiamo da Tias.

Tias

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Tias è un tranquillo paesino dell’entroterra, con i suoi edifici bianchi e l’immancabile chiesetta. Un po’ sonnolento direi, ma tanto carino.

La vera attrazione di Tias è la Casa  Museo di José Saramago, poeta e scrittore portoghese che decise di passare qui gli ultimi 18 anni della sua vita. Saramago morì a Tias nel giugno 2010 e la sua abitazione fu trasformata in un museo. Una casa piena di libri, come l’ha definita lui stesso.

Avevo detto che ci rimaneva solo un’ultima cosa? Mi sbagliavo. Da Tias ci spostiamo verso la Geria.

La Geria

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La Geria

La Geria è la zona vinicola dell’isola.

Come avevo già accennato, gli abitanti dell’isola hanno individuato un efficace metodo di irrigazione del terreno, che consente di trattenere l’umidità dell’aria grazie anche all’utilizzo di muretti in pietra semicircolari che hanno un diametro di circa 2,5 metri. Come immaginerete, visto che ormai siete in quest’isola da almeno tre giorni e avrete sicuramente capito che qui il vento non manca, i muretti hanno anche una funzione protettiva.

Se vi va, potrete anche fermarvi in una delle tante aziende vinicole che producono il famoso vino Malvasia.

E con questo, abbiamo proprio terminato la nostra vacanza.

Conclusioni

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Che ne dite, Lanzarote vi piace? Sono riuscita a farvela amare tanto quanto la amo io?

Questa volta non avevamo tanti giorni a nostra disposizione, ma con qualche giorno in più, potrete godervi le belle spiagge e visitare magari anche la Graciosa, ben collegata a Lanzarote da un servizio di traghetti. Venticinque minuti di navigazione e il gioco è fatto, vi ritroverete catapultati in un’altra realtà. Se avete pensato che Lanzarote è un posto tranquillo, provate La Graciosa!

Insomma, di cose da fare a Lanzarote ce ne sono e scommetto che qualsiasi cosa scegliate, non rimarrete delusi.

Buona vacanza!

 

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