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I grandi parchi americani

Itinerario tra Arizona, Utah, California e Nevada

Grand Canyon, Antelope Canyon, Monument Valley, Bryce Canyon, Zion National Park, Death Valley

Grandi parchi americani cosa vedere itinerario parchi usa

E’ arrivato il momento di programmare la vacanza di marzo 2013.

  • Che ne dici di una bella vacanza on-the-road tra i parchi americani? Tipo Grand Canyon, Monument Valley, Zion, Death Valley…
  • Ci sto! Preparo l’itinerario e partiamo!

Il grande dilemma è: dove atterriamo? E da dove ripartiamo? Le soluzioni sono molteplici. Bisogna solo scegliere. Salt Lake City, Denver, Los Angeles, Las Vegas, Phoenix…

Noi decidiamo di atterrare a Phoenix e di ripartire da Las Vegas.

16/03/2013

BOLOGNA – PHOENIX

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E così arriva il 16/03/2013 e alle 18.45 atterriamo all’aeroporto di Phoenix.

Fatti i controlli passaporto e recuperate le valige, cerchiamo la navetta che ci porta all’autonoleggio. Anche per questa vacanza abbiamo scelto Alamo.

Considerato che in questa stagione il tempo potrebbe anche non essere dei migliori e i percorsi un po’ disagiati, optiamo per un SUV.

Caricati i bagagli, partiamo alla volta dell’Econo Lodge Phoenix Airport, il motel che abbiamo scelto per questa notte.

Posizione comoda, vicino all’aeroporto, questo motel non è proprio strepitoso, ma fa al caso nostro… se non fosse che ci siamo dimenticati di chiedere una camera non-fumatori…

17/03/2013

PHOENIX –  TUSAYAN – GRAND CANYON

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Questo fuso! Sono le 04.00 e sono già sveglia. Potremmo anche partire subito per guadagnare un po’ di tempo, ma decidiamo di aspettare la colazione o almeno l’alba.

Finalmente è arrivato un orario decente e possiamo metterci in auto.

In fin dei conti, questo è il nostro primo vero viaggio on-the-road negli States e questo rende ancora più interessante la vacanza.

Sono incantata dal panorama decisamente diverso rispetto a quello al quale siamo abituati.

Quattro ore di viaggio ci separano da Tusayan, dove passeremo la notte, ma il tempo vola.

Passiamo Sedona e Flagstaff, intorno alle 11.00 raggiungiamo Tusayan. Mi sarebbe piaciuto fermarmi a Flagstaff e magari fare una deviazione verso Williams, così da percorrere un tratto della Route 66, ma poi avremmo avuto meno tempo per il Canyon. Come dico sempre… sarà per la prossima volta!

Ma torniamo a noi.

Tusayan non si può definire una vero paesino, piuttosto un punto di partenza per visitare il Grand Canyon.

E noi partiamo! Non perdiamo tempo e, appoggiate le valige al Red Feather Lodge, puntiamo il navigatore verso l’ingresso del parco.

Grand Canyon

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Il ranger ci fornisce la mappa del Grand Canyon e il giornale illustrativo dove sono ben riportati i tragitti degli shuttle che attraversano il parco e che fermano nei principali punti panoramici.

Parcheggiata l’auto, iniziamo dalla Red Line.

Saliamo, scendiamo, risaliamo…

Powell Point, Hopi Point, Mohave Point, Pima Point…

Bright Angel Fault

Powell Point

 Hopi Point

Da Hopi Poiint a Mohave Point

Monument Creek Vista

Pima Point

Mother Point

Una natura prorompente che lascia senza fiato. Mai visto niente di più bello.

Dopo la navetta rossa, è la volta di quella arancione.

Guarda quella roccia! Non sembra un cammello?

Il sole, però, sta già tramontando. Le giornate si stanno allungando, ma non così tanto da poter stare ancora fuori ad ammirare il panorama. E poi non è tanto caldo e, se proprio devo dirla tutta, sono anche un po’ stanca e affamata.

Dove andiamo a cena?

C’è un locale molto carino proprio di fronte al nostro albergo. Suonano musica dal vivo e gli hamburger sono ottimi. Affare fatto!

18/03/2013

TUSAYAN – PAGE

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Per oggi è programmato il giro in elicottero. Sorvoleremo il Grand Canyon. Chissà come sarà vederlo dall’alto, sono veramente curiosa. Forse ci darà ancora più idea della sua maestosità.

Le compagnie che operano voli sul Canyon sono diverse, ma noi abbiamo scelto Papillon e siamo stati molto soddisfatti.

Certo, non è un’escursione a buon mercato, ma ne vale sicuramente la pena.

Circa mezz’ora prima della partenza del volo siamo presso i loro uffici.

Ci pesano, nell’attesa compriamo qualche souvenir, ci fanno vedere un video illustrativo, ci danno i paracadute… speriamo bene…!

Siamo pronti per partire.

La curiosità è tanta.

Io che ogni tanto brontolo per il mio peso, questa volta sono stata fortunata e, grazie al bilanciamento sull’elicottero, ho il posto d’onore a fianco del pilota e, ovviamente, una visuale invidiabile.

Ops.. durante il volo sento un po’ d’aria… si è aperto il portellone proprio di fianco a me, ma il pilota non sembra molto preoccupato. Con nonchalance richiude tutto… sarà qui che serve il paracadute???

Io intanto continuo a godermi il panorama, un occhio al portellone e uno alle imponenti formazioni rocciose, scattando foto e girando video a man bassa.

Il volo dura poco meno di 45 minuti.

Una volta scesi, salutiamo i nostri amici di avventura e compriamo la classica foto ricordo. Un po’ finta, forse, ma non può mancare.

Ci rimettiamo in auto alla volta di Page, dove alloggeremo questa notte.

Attraversiamo un’altra parte del Grand Canyon, lungo la Desert View Drive.

Ci fermiamo al Visitor Center e alla Desert View Tower, poi proseguiamo tra punti panoramici e bancarelle dei nativi, dove faccio incetta di qualunque tipo di cianfrusaglie, tra braccialettini e scacciapensieri indiani.

Dopo circa cinque ore, tra paesaggi che cambiano continuamente e una deviazione che ci allunga notevolmente il percorso, arriviamo a Page.

Alloggiamo al Rodeway Inn, proprio vicino ad un posto spettacolare stile “Happy Days” che prepara hamburger da sogno. Sicuramente ceneremo qui!

A causa della deviazione, però, non siamo riusciti a passare dall’Horseshoe Bend, ma recupereremo domani.

19/03/2013

PAGE – HORSESHOE BEND – ANTELOPE CANYON – MONUMENT VALLEY – BLUFF

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A posteriori posso dirlo: questa è stata indubbiamente la giornata più bella di tutta la vacanza. Emozioni uniche e posti meravigliosi, difficilmente ripetibili.

Ma iniziamo con ordine.

Vi avevo detto che ieri, causa deviazione traffico, non avevamo visto l’Horseshoe Bend. Bisogna rimediare subito.

Ma per oggi è programmato il tour all’Antelope Canyon e il ritrovo è alle 10.00 a Page, non distante dall’albergo.

Quindi, bisogna impiegare al meglio il tempo che precede il tour.

Svegli prestissimo, sempre per colpa del fuso, aspettiamo con ansia la colazione e ci infiliamo in macchina. L’Horseshoe Bend ci aspetta.

In dieci minuti siamo al parcheggio, lungo la HWY 89.

Horseshoe Bend

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Adesso ci aspetta una bella camminata. Beh, non lunghissima a dire la verità, ma per fortuna sono le 7.00 del mattino e il sole certamente non batte forte.

Partiamo!

Dopo circa 30 minuti di passeggiata su dune di sabbia, sembra quasi di camminare nel deserto, il panorama che apre davanti a noi è strepitoso.

Horseshoe Bend

Non ci sono foto che possano esprimere la sensazione che ho provato.

Il punto dove il fiume Colorado forma un’ansa a forma di ferro di cavallo è un vero spettacolo della natura, non c’è che dire.

Un’altra mezz’oretta passa tra foto e contemplazione, poi guardiamo l’orologio per la prima volta da giorni e decidiamo di tornare verso il parcheggio.

Manca ancora un po’ di tempo prima che tour inizi e così ci prendiamo un altro caffè e ci buttiamo in un negozio di souvenir, anche perché a Page non c’è tanto altro da vedere.

E’ arrivata l’ora, ci rechiamo al punto di incontro e gli organizzatori ci presentano Vera, la nostra guida.

Come abbiamo detto, è possibile visitare l’Antelope Canyon solo con un tour organizzato. Noi abbiamo scelto l’Antelope Slot Canyon Tours by Chief Tsosie e tra le diverse opzioni, l’Upper Antelope Canyon Scenic Tour.

Con i nostri compagni di viaggio, saliamo nei mezzi che ci porteranno al Canyon

Poco meno di mezz’ora di viaggio… il nostro autista guidava in modo decisamente vivace, direi… tra ciminiere, impianti elettrici e sullo sfondo le Navajo Mountain.

Finalmente siamo a destinazione.

Antelope Canyon

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L’Antelope Canyon si è formato grazie alla costante azione dell’acqua e del vento che da milioni di anni agiscono sulla roccia.

Mai visto uno spettacolo così in vita mia.

 Upper Antelope Canyon

Il Canyon è stretto, ma il percorso è assolutamente facile, solo un po’ scivoloso in alcuni punti.

Il tour vero e proprio all’interno dell’Antelope Canyon dura circa mezz’ora, considerando tutte le soste per le fotografie e le spiegazioni.

Vera ci racconta tutte le particolarità di questo Canyon tanto particolare quanto pericoloso, soprattutto nei mesi in cui le inondazioni possono essere più frequenti. Ed è per questo motivo che, dopo un grave incidente avvenuto nel 1997, il Canyon è interamente gestito dai Navajo.

Terminata la visita, saliamo sui mezzi che ci riportano a Page e lì riprendiamo la nostra auto. Prossima tappa: Monument Valley.

Lungo il percorso facciamo una sosta a Kayenta, per un boccone veloce in un take away cinese. Non proprio caratteristico, ma sono tre giorni che mangiamo solo hamburger e inizio ad avere voglia di altro.

Kayenta è nata come città dormitorio per i minatori che lavoravano nella zona e attualmente è più che altro un punto di riferimento per i viaggiatori che visitano la Monument Valley.

Niente di che, quindi, ma l’atmosfera che si respira qui mi è piaciuta particolarmente.

A adesso via, verso la Monument Valley.

Cosa aggiungere davanti a questi panorami?

Qui ci vorrebbe la classica foto sdraiati sull’asfalto, ma non vorrei passasse qualcuno proprio adesso. Non sono così temeraria…

Finalmente raggiungiamo il Visitor Center e possiamo iniziare la visita all’interno del parco.

Monument Valley

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Monument Valley

Solo la vista dalla terrazza del Visitor Center meriterebbe il biglietto aereo per arrivare fino a qui.

Le due conosciutissime formazioni dalla cima piatta, simboli indiscussi della Monument Valley, sono detti The Mittens (Guanti). Quella di sinistra è in Arizona, mentre quella di destra nello Utah. Tra i due “Guanti” c’è il Merrick Butte.

Siamo rapiti da questo panorama. Saliamo in auto e, cartina alla mano, scandagliamo il parco, metro dopo metro.

Il percorso circolare di 17 miglia è in realtà uno sterrato abbastanza sconnesso, ma percorribile autonomamente in auto senza problemi.

Siamo senza fiato. Quando ci ricapita uno spettacolo così?

A malincuore, lasciamo la Monument Valley alla volta di Bluff, dove passeremo la notte.

Abbiamo prenotato al Kokopelli Inn, un motel sulla Main Street. Essenziale, ma niente male, un perfetto punto di sosta.

Per la cena, c’è un locale messicano poco lontano. L’ideale, direi!

20/03/2013

BLUFF – NATURAL BRIDGES – CAPITOL REEF N.P. – TORREY

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Anche stamattina ci svegliamo di buon’ora e siamo più che mai attivi. Oggi la strada è lunga, non ci sono tantissime cosa da vedere lungo il percorso, ma si prospetta una bella giornata.

La colazione non è compresa, quindi andiamo al Comb Ridge Coffee, poco distante dal Kokopelli Inn.

Colazione ottima e gestore del locale a dir poco fantastico.

A pancia piena e soddisfatti ci mettiamo in auto alla volta del National Bridges National Monument.

National Bridges National Monument

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La Bridge View Drive attraversa il parco, toccando i punti di maggiore interesse in prossimità dei “ponti”.

In realtà, quelli che si incontrano sono più che altro archi, formazione rocciose che hanno assunto questa forma grazie all’azione erosiva dell’acqua del torrente.

Gli archi principali sono tre: Kachina Bridge, Owachimo Bridge e Sipapu Bridge, il più grande e spettacolare.

 Sipapu, Kachina e Owachomo

Dichiarato monumento nazionale nel 1908, questo parco invita sicuramente a riflettere sulla forza dell’acqua.

Dopo quasi due ore, non senza aver tentato qualche percorso, ci rimettiamo in auto. Lungo la strada, il paesaggio cambia più volte, sempre bellissimo.

Qualche sosta nei punti panoramici principali e nel primo pomeriggio arriviamo a Torrey. Appunto, nel primo pomeriggio… e la nostra stanza non è ancora disponibile.

Cosa facciamo?

Andiamo al Capitol Reef National Park!

Capitol Reef National Park

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La Scenic Drive, una strada panoramica lunga 9,3 mmi, circa 15 km, attraversa la parte meridionale del parco, caratterizzato da formazioni rocciose color rosso ruggine e da rocce di arenaria gialla. Quasi interamente asfaltata, si snoda tra archi e gole, con un panorama mozzafiato che fa da sfondo.

Ci sarebbero anche diversi percorsi escursionistici, ma per oggi ci accontentiamo di goderci il panorama comodamente seduti, facendo solo qualche sosta per scattare alcune foto.

In poco più di un’ora, terminiamo la nostra visita.

Adesso possiamo andare in albergo a riposarci un po’ e a scambiare quattro chiacchiere con il gestore che fin da subito ci è sembrato impacciato, ma molto cordiale.

E’ arrivata l’ora di cena. Cosa mangiamo stasera? La risposta ce la fornisce il nostro nuovo amico, che ci consiglia un locale molto carino non tanto distante dall’albergo. E’ il Red Cliff e la bistecca che ci siamo mangiati me la ricordo ancora. Ottimo consiglio davvero!

21/03/2013

TORREY – BRYCE CANYON – SPRINGDALE

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113 miglia, circa 2 ore e mezza di auto ci separano dal Bryce Canyon.

Ci sono diverse strade che possono portarci a destinazione. Noi scegliamo la Hwy 12, la Scenic Byway, che anche se è un po’ più lunga delle altre, offre panorami indimenticabili.

Scenic Byway

Ed eccoci qua, dopo uno spuntino veloce, siamo finalmente all’entrata del Bryce Canyon.

Bryce Canyon

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Cartina alla mano, iniziamo a percorrere la Bryce Canyon Scenic Drive, una strada panoramica lunga 17 miglia che corre lungo il bordo del canyon e tocca i vari punti panoramici.

Iniziamo subito dal Sunrise Point, con una bellissima vista sull’Aquarius Plateau e sullo Sinking Ship

Sunrise Point

per poi passare al Sunset Point, dove la vista sul Bryce Amphitheater e su Silence City è veramente qualcosa di indescrivibile, nonostante la neve imbianchi i camini di fata.

Sunset Point

Eccolo lì, il famoso Thor’s Hammer, una delle principali attrazioni del parco.

Thor’s Hammer

Per vederlo più da vicino, bisogna percorrere un semplice sentiero, ma mi raccomando, non fate come me! Non uscite dal sentiero, o rischiate di trovarmi con la neve a mezza gamba, parola di esperto!

Ecco, adesso sono un po’ bagnata ma, intrepida, proseguo fino a Inspiration Point

 Inspiration Point

e poi ancora oltre, verso il Bryce Point. Impossibile non fermarsi qui ad ammirare il Bryce Amphitheater. Se poi fossimo qui al tramonto, lo spettacolo sarebbe ancora più ad effetto, ma posso garantire che già così non è niente male.

Bryce Point

Bellissima anche la vista su Grottos, dove la natura dirompente ha fatto decisamente la sua parte.

The Grottos

Adesso è la volta del Farview Point, dal quale partono anche alcuni sentieri che portano ai Camini delle Fate, ma a me è già bastato l’altro sentiero, sono ancora bagnaticcia e non è propriamente caldo…

Farview Point

Risaliamo in auto fino a raggiungere il prossimo punto panoramico, Agua Point. Tra le varie formazioni, quella più conosciuta è sicuramente The Hunter.

Agua Point, The Hunter

Poco distante, il Natural Bridge, che contrariamente a quello che si può pensare non si è formato dall’azione erosiva dell’acqua, bensì a causa del gelo che ha creato fratture che hanno fatto crollare parte della roccia, creando l’arco.

Natural Bridge

Proseguiamo, toccando il Ponderosa Point e il Rainbow Point.

Ponderosa Point e Rainbow Point

Il nostro giro attraverso il Bryce Canyon è proprio terminato.

Devo riconoscere che anche con la neve il Bryce Canyon è proprio bello. Non oso immaginare come sarebbe con il sole estivo che lo illumina.

Ci rimettiamo in auto.

Due ore di strada, attraversiamo la zona del Red Canyon… chissà perché si chiamerà così…

e raggiungiamo Springdale, all’entrata dello Zion National Park, dove alloggeremo questa notte.

Abbiamo scelto il Pioneer Lodge Zion National Park e la vista sulle montagne circostanti è meravigliosa.

22/03/2013

SRINGDALE – ZION NATIONAL PARK – MESQUITE

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Stamattina abbondante colazione in uno dei locali del paese

e via, verso l’ingresso del parco, pronti per tante camminate tra la natura.

Zion National Park

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Per prima cosa, ci dirigiamo verso lo Zion Lodge, da dove parte l’Emerald Pools Trail.

Emerald Pools Trail

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E’ un percorso abbastanza facile, di una durata che varia in base a dove si sceglie di arrivare. Infatti, il percorso è diviso principalmente in tre tappe: si può decidere se fermarsi al Lower Emerald Pools, se proseguire fino al Middle Emerald Pools o, ancora oltre, fino all’Upper Emerald Pools.

Upper Emerald Pools

Con grande orgoglio e poco fiato, siamo arrivati fino all’Upper Emerald Pools e in circa quattro ore, considerando anche le varie soste eravamo nuovamente al parcheggio.

Dopo di questo, qualche altro percorso veloce, come il Riverside Walk, una breve camminata su un sentiero pavimentato che costeggia il Virgin River

Riverside Walk

e il Weeping Rock Trail una passeggiata di appena 1,5 miglia che permette di osservare il panorama attraverso l’acqua di una cascata.

Adesso è finito il tempo a nostra disposizione, ma prima di rimetterci in viaggio, solo una considerazione: lo Zion è stata la vera rivelazione della vacanza. Non avrei mai pensato che questo parco fosse così bello, ci tornerei subito e sicuramente non ci starei solo una giornata.

Sono quasi le 16:00 e ripartiamo alla volta di Mesquite, che abbiamo scelto come tappa intermedia tra lo Zion e la Death Valley. In poco più di un’ora e mezza arriviamo all’Holiday Inn Express… e per cena, il Mc ci aspetta!

23/03/2013
MESQUITE – DEATH VALLEY – BEATTY

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Stamattina colazione buonissima in hotel, come sempre all’Holiday Inn, e una sistemata alla valigia prima di ripartire.

188 miglia, 3 ore di strada, passando per Las Vegas e arrivando a Beatty.

Il deserto tutto intorno a noi, il panorama è un po’ monotono, solo un po’ di movimento quando in lontananza si intravede la Cattedrale nel Deserto, ma per quella ci sarà tempo nei prossimi giorni.

Un po’ annoiati, arriviamo intorno alle 11.00 a Beatty, ma anche stavolta la camera dell’Echange Club Motel non è pronta.

Ovviamente non ci perdiamo d’animo e, dopo aver fatto rifornimento, partiamo alla volta della Death Valley.

Da Beatty alla Death Valley, tra Nevada e California

Death Valley

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Oggi ne visiteremo una piccola parte, dall’ingresso principale fino allo Scotty’s Castle. La Death Valley è percorribile quasi interamente in auto, grazie alla CA-190 che la attraversa.

Supriamo il confine con tra Nevada e California e davanti a noi un paesaggio lunare, dune di sabbia e città fantasma,

fino a raggiungere lo Scotty’s Castle, una villa spagnola costruita nel deserto negli anni 20 per volere di un ricco imprenditore americano.

Scotty’s Castle

In questa parte della Death Valley non c’è molto altro da vedere, direi che per oggi può bastare.

Ritorniamo verso il motel e per ingannare il tempo ci facciamo un giretto per Beatty, che si esaurisce in fretta, vista la “vastità” del paesino.

In effetti, Beatty non ha molto da offrire, solo uno store, e un locale che proveremo questa sera. Per il resto, Beatty è più che altro un punto di appoggio per visitare la Death Valley, quindi non ci rimane altro da fare che riposarci. A darci alla pazza gioia ci penseremo domani, quando saremo a Las Vegas.

24/03/2013
BEATTY – DEATH VALLEY – LAS VEGAS

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Stamattina colazione da urlo da Mel’s Diner. Il top del top delle colazioni! Tornerei a Beatty solo per mangiarmi le ciambelle, le salsicce, le uova strapazzate e i toast che ho assaggiato qui. Se passate casualmente da queste parti, non potete assolutamente perderlo e inoltre… è l’unico locale per le colazioni aperto presto la mattina.

A pancia piena, ci rimettiamo in macchina per esplorare anche oggi la Death Valley.

Death Valley

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Ripercorriamo parte della strada di ieri, poi deviamo verso destra, in direzione del Titus Canyon, un meraviglioso insieme di formazioni rocciose colorate.

Titus Canyon

Dopo un breve percorso a piedi attraverso il canyon, proseguiamo lungo la CA-190 fino alle dune di sabbia di Masquite Flat.

Mesquite Flat Sand Dunes

Ben 40 kmq di sabbia che trasmettono sicuramente un senso immenso di calma.

Sapete dove vorrei andare adesso?

A Skidoo, una delle città fantasma della Death Valley. Unico inconveniente: per raggiungerla dobbiamo percorrere 14 miglia di strada sterrata in salita. E sapete qual è l’altro inconveniente che mi stanno ancora rinfacciando a distanza di anni? Che Skidoo non c’è esattamente niente!

Skidoo

Eh sì, perché le città fantasma sono di due tipi, ma l’ho scoperto troppo tardi: quelle dove c’è ancora qualche traccia del paese e quelle dove non è rimasto niente.

Bene, per mia fortuna, Skidoo è una di queste!

Adesso devo assolutamente rimediare e qui vinco facile.

La prossima meta è lo Zabriskie Point.

Lasciata l’auto nel parcheggio, ci aspetta una passeggiata molto breve, che però nei mesi estivi può essere piuttosto faticosa a causa del caldo. Non dimenticate che la Death Valley è la zona più calda degli States.

Lo spettacolo che ci aspetta è comunque meraviglioso, a mio avviso il più bello di tutta la Death Valley.

 Zabriskie Poin

Per ultima cosa, ci godiamo la vista dal Dante’s View, il punto panoramico più significativo della Desert Valley.

Dante’s View

A questo punto, è ora di lasciare la Death Valley e puntare il navigatore verso Las Vegas… se non fosse che a causa del caldo, il navigatore ha smesso di funzionare, salvo poi riprendere una volta usciti dal parco.

Finalmente, dopo tanto deserto,  iniziamo a vedere qualche traccia di civiltà.

Entriamo a Las Vegas.

Las Vegas

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Il nostro albergo è il New York New York, un vero spettacolo! Addirittura le montagne russe che si vedono dalla nostra stanza.

E’ quasi ora di cena, ci facciamo un giretto veloce lungo la Strip

e dopo una cena veloce andiamo a nanna, ripromettendoci di goderci domani la vita notturna. So già che sarà impossibile!

24/03/2013

LAS VEGAS – HOOVER DAM

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Accidenti! Las Vegas la mattina è proprio un deserto nel deserto. E’ vero che è prestino, sono solo le 7:30, ma qui non c’è proprio nessuno.

Colazione da Starbucks, poi torniamo verso l’albergo e ci mettiamo in macchina alla volta dell Diga di Hoover.

Diga di Hoover

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La Diga di Hoover è un’imponente diga realizzata tra il 1931 e il 1935 lungo il corso del Colorado, al confine tra Arizona e Nevada.

Una delle più alte mai costruite, questa diga raggiunge i 231 metri.

Hoover Dam

Due grandi orologi ai lati della struttura indicano gli orari che ovviamente sono diversi tra uno stato e l’altro.

La percorriamo più volte, per vedere questa struttura sotto tutti i punti di vista.

E’ decisamente un’opera di dimensioni enormi, imponente. Per realizzarla è stata utilizzata una quantità di cemento tale da poter costruire addirittura un’autostrada.

Terminata la visita (ci sarebbero stati anche tour organizzati, ma noi decidiamo come al solito per il fai-da-te), pensiamo al da farsi e visto che lungo la strada del ritorno c’è un outlet, perché non buttarci a capofitto nello shopping?

Las Vegas

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E’ primo pomeriggio, e dopo aver lasciato in albergo una quantità enorme di magliette, felpe, jeans e scarpe appena comprate, usciamo per un giro sulla strip.

Partiamo proprio dal nostro albergo, il New York New York.

New York New York

Ce lo lasciamo alle spalle e iniziamo a percorrere la Strip.

Lungo la Strip

Passiamo davanti al Bellagio, dove le fontane si muovono al ritmo della musica,

Bellagio

poi al Venetian, al Paris-Las Vegas e infine al Carsar Palace.

Ci sono anche il Colosseo e la Fontana di Trevi!

Lungo la strada del ritorno, ci fermiamo a visitare il Venetian dall’interno. E’ veramente particolare e bellissimo.

Venetian

Dopo una cena fugace, è proprio arrivato il momento di tornare in albergo e di fare le valige.

E stavolta è proprio un’impresa, perché tra outlet e negozi di souvenir, ho veramente dato il massimo. Io, però, rinuncio a chiudere questa valigia, non ce la posso proprio fare. Ci penserà qualcun altro…

Intanto mi goda la vista dalla finestra e penso a quanto questa vacanza sia stata bella e mi abbia fatto conoscere posti fantastici.

Da Phoenix a Las Vegas, per una vacanza tra canyon e deserti, all’insegna di una natura meravigliosa e dirompente che ci ricorda quanto siamo piccoli al suo confronto.

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