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Roma, il mio itinerario alla scoperta della Città Eterna

Roma cosa vedere Roma itinerario Roma in un giorno

Rieccoci qua, dopo un po’ di meritato riposo, pronti per passare un’altra giornata insieme alla scoperta di Roma.

Oggi ci concentreremo soprattutto sulla zona del centro ma, perché no, potrete concedervi anche un po’ di riposo su una panchina di Villa Borghese.

Tutto sommato l’itinerario della prima giornata non è stato poi così intenso…

Se non la pensate come me, aspettate di vedere cosa ho preparato per voi oggi. 

2° giorno:

  • PIAZZA VENEZIA 
  • VIA DEL CORSO 
  • FONTANA DI TREVI 
  • PIAZZA DI SPAGNA 
  • PIAZZA DEL POPOLO 
  • PINCIO 
  • VILLA BORGHESE 
  • VIA VENETO 
  • PIAZZA BARBERINI 

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Anche questa volta si parte da Piazza Venezia, ma considerato che Via dei Fori Imperiali l’abbiamo già percorsa ieri, ci dirigiamo dalla parte opposta, verso Via del Corso. 

Ma diamo prima un’occhiata alla piazza. 

Piazza Venezia

Mentre andate in direzione di Via del Corso, alla vostra sinistra non potrete fare a meno di notare Palazzo Venezia.

Palazzo Venezia

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Costruito intorno alla metà del XV secolo dal Cardinale Pietro Barbo, il futuro Papa Paolo II, fu sede papale fino al 1564, quindi divenne sede degli ambasciatori della Repubblica Veneta e nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformio, passò all’ambasciata austriaca. Infine, nel 1916, divenne proprietà dello Stato Italiano e dopo il 1943 fu aperto al pubblico.  

Ma quello che rende caratteristico e conosciuto il palazzo, è indubbiamente il famoso balcone da cui Mussolini parlava agli italiani e che venne aggiunto all’originaria costruzione solo nel 1751. 

E di balcone in balcone, vedete quel terrazzino verde nel palazzo di fronte a voi?

Quello è Palazzo Bonaparte e da lì si affacciava la madre di Napoleone. Proprio lei, che soggiornò qui dalla caduta dell’impero fino alla sua morte. 

Ora possiamo imboccare Via del Corso 

Facciamo un patto, però: un occhio ai negozi, ma uno anche a quello che ci circonda.

Via del Corso

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Iniziamo spiegando perché Via del Corso si chiama così.  

La via deve il proprio nome alle corse di cavalli semiselvaggi e senza fantino che si tenevano qui in apertura del Carnevale. I cavalli partivano da Piazza del Popolo e raggiungevano Piazza Venezia, allora chiamata Piazza Conca. Nel 1882, però, due persone rimasero uccise e i governatori piemontesi vietarono la corsa. 

Tranquilli, però, adesso i cavalli non ci sono più e noi possiamo goderci la nostra passeggiata.

Il primo tratto di strada non riserva grandi sorprese.

Dopo circa 200 metri dall’imbocco di Via del Corso, alla nostra sinistra troviamo Palazzo Doria Pamphilj, che ospita un’importante collezione privata.

Subito dopo è la chiesa di Santa Maria in Via Lata, costruita nel 687 d.C., ma più volte rimaneggiata. La facciata, preceduta da un portico, è opera di Pietro da Cortona, mentre il campanile fu ideato da Martino Longhi il Vecchio nel 1580. Al suo interno sono sepolti alcuni membri della famiglia Bonaparte.

Proprio di fronte alla chiesa, in Via Lata, è la Fontana del Facchino, una delle famose statue parlanti di Roma. 

Fontana del Facchino

No, non sono diventata matta, le statue parlanti esistono, eccome!

Per la precisione sono sei: l’Abate Luigi, il Babuino (non mi sono sbagliata, la scimmietta perde una “b”), il Facchino, Madama Lucrezia, Marforio e Pasquino.

A partire dal XVI secolo, a queste statue venivano affisse scritte satiriche anonime contro chi governava la città, le cosiddette “pasquinate”, dal nome di Pasquino, la statua parlante forse più famosa.

Ma torniamo alla nostra fontana.

Raffigura il busto di un uomo che versa acqua da una piccola botte. Probabilmente commissionata da un “acquaiolo” che vendeva acqua di porta in porta, la fontana avrebbe rappresentato il simbolo dell’attività svolta dall’uomo.  

Superata Via Lata, alla vostra destra si apre Piazza San Marcello, sulla quale prospetta la facciata della chiesa omonima.  

Vi va di entrare per dare un’occhiata?

San Marcello

E adesso è il momento di un altro dei simboli della città, la Fontana di Trevi 

Per raggiungerla, superate Via dell’Umiltà, Palazzo Sciarra e Via Minghetti. Alla vostra destra troverete Via delle Muratte. Ecco, imboccatela, percorretela tutta e vi porterà dritti dritti alla Fontana di Trevi. 

Fontana di Trevi

Fontana di Trevi

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Maestosa, bellissima, questa fontana è diventata ancor più famosa grazie ad Anita Ekberg e alla “Dolce Vita”.

Ma perché la Fontana di Trevi si chiama così? Probabilmente proprio perché nel medioevo, nel punto dove oggi si trova la fontana, confluivano tre importanti strade.

Direi proprio che questa fontana meriti un articolo a parte. Cliccate qui per scoprire tutti i segreti della Fontana di Trevi.

Piccolo suggerimento: se volete scattare una foto della fontana in tutta la sua interezza, salite gli scalini della Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, all’angolo con Via San Vincenzo. 

Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio

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La chiesa fu costruita tra il 1644 e il 1650 da Martino Longhi il Giovane per volere del Cardinale Mazzarino, ministro di Luigi XIV.  

E visto che ci siete, perché non entrare anche a visitarla? 

Ma prima soffermatevi sulla facciata barocca, con le sue 18 colonne e il busto di una donna. Chi sarà mai? E’ la bellissima Maria Mancini, probabilmente nipote del cardinale e… amica del Re di Francia. 

Ora una piccola curiosità: questa chiesa è stata per molto tempo la parrocchia del Quirinale, quando sul colle risiedevano i Papi. Nell’abside sono infatti conservati i precordi dei pontefici, cioè organi che si trovano nella casa toracica, in prossimità del cuore. Questa tradizione, ricordata dall’iscrizione in una lastra di marmo posta a lato dell’altare, fu iniziata da Sisto V alla fine del XVI secolo e interrotta nel 1903 per volere di papa Pio X. 

Dopo aver buttato la monetina nella fontana, rigorosamente di spalle, sperando di tornare a Roma, imbocchiamo nuovamente Via delle Muratte e, una volta in Via del Corso, continuiamo fino a raggiungere Piazza Colonna. 

Piazza Colonna

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Il centro del potere.

Commenti a parte, limitiamoci a qualche cenno sulla piazza e i bellissimi palazzi che la circondano. 

Oltre Palazzo Chigi, che sicuramente riconoscerete senza fatica, spostando lo sguardo verso sinistra, ci sono Palazzo Wedekind, sede del quotidiano “Il Tempo”, la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà, Palazzo Ferraioli e, oltre Via del Corso, la Galleria Alberto Sordi. 

Non è difficile immaginare l’origine del nome di Piazza Colonna. Centrerà mica la colonna di Marco Aurelio, per caso? Esatto!  

Piazza Colonna, Colonna di Marco Aurelio

Colonna di Marco Aurelio

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Un attimo però! In cima alla colonna non mi sembra di vedere un imperatore… sembra piuttosto un santo e per di più con la spada. Allora è San Paolo! Ma qualcosa non mi torna…

Eh, già, perché durante il suo pontificato, Sisto V volle che la statua di Marco Aurelio fosse sostituita con quella di San Paolo e che fosse orientata verso il Vaticano.

Ora soffermiamoci ad ammirare da vicino la colonna.

Alta 30 metri (42 metri totali se consideriamo anche la base e la statua sulla cima), è coclide, quindi percorribile internamente. Solo 190 gradini e il gioco è fatto!

Realizzata in marmo lunense, ricorda un po’ quella di Traiano. E’ ornata da un fregio a spirale in cui sono narrate le vittorie dell’imperatore sui marcomanni, i quadi e i sarmati. Fu innalzata tra il 180 e il 196 d.C. davanti ad un complesso monumentale fatto erigere dagli Annibaldi, che si trovava nei pressi della piazza attuale.

E la fontana, invece? Ideata da Giacomo Della Porta per volere di Papa Gregorio XIII Boncompagni, venne realizzata nel 1577 da Rocco De Rossi. Nel 1830 fu restaurata: il catino superiore venne sostituito con uno più modesto e più piccolo, e furono aggiunti i due gruppi di delfini con le code intrecciate, opera dello scultore Alessandro Stocchi. 

Ora qualche accenno su Palazzo Chigi. 

Palazzo Chigi

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I lavori per la sua costruzione iniziarono alla fine del 1500 e durarono circa un secolo sotto la direzione di vari architetti. Progettato da Carlo Maderno per volere di un cardinale nipote di Papa Clemente VIII Aldobrandini, fu acquistato nel 1659 da Papa Alessandro VII Chigi. Dal 1961 è sede del governo e oggi ospita la Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

Per rimanere in tema di palazzi del potere, potremmo spostarci in Piazza Montecitorio, che ne pensate?  

Tra Palazzo Colonna e Palazzo Wedekind avrete sicuramente notato un piccolo slargo. Imboccatelo. Pochi passi e sarete a destinazione.

Piazza Montecitorio

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Il nome della piazza deriva probabilmente dalla Columna Citatoria che sorgeva nei pressi e su cui si appendevano i bandi e le citazioni giudiziarie.

Anticamente, nel luogo in cui oggi si apre la piazza, avveniva la cremazione degli imperatori.

Palazzo Montecitorio

La piazza subì svariati rifacimenti nel corso dei secoli, fino a quando, a metà del 1600, Gian Lorenzo Bernini venne incaricato di conferirle un nuovo assetto.  

Al centro svetta l’obelisco campense. Il monolito di granito rosso è alto 21,79 metri, mentre se lo consideriamo in tutta la sua altezza, l’obelisco raggiunge quasi i 34 metri.

La costruzione di Palazzo Montecitorio, voluto da Innocenzo X, iniziò nel 1650 per opera del Bernini, che ne ideò la maestosa facciata convessa. I lavori, che subirono un’interruzione di oltre quarant’anni per mancanza di fondi, terminarono solo nel 1694 sotto la direzione di Carlo Fontana. Prima sede dei tribunali pontifici, a partire dal 1743 sul balcone del palazzo si svolgevano le estrazioni del lotto e dal 1870 il palazzo è sede della Camera dei Deputati.  

Adesso possiamo decisamente ritornare su Via del Corso, direzione Piazza del Popolo. 

Subito sulla destra ha inizio Via del Tritone, altra importante arteria romana, che collega il Corso con Piazza Barberini, ma per oggi passiamo oltre. Ce ne occuperemo in un altro momento. 

Proseguite tranquillamente fino a Via Condotti, la famosa via dello shopping frequentatissima da turisti e da romani.

Via Condotti

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Prende il nome dalle condutture dell’Acqua Vergine che Papa Gregorio XIII fece passare nel sottosuolo per collegare il deposito d’acqua di Via San Sebastianello a quello di Largo Goldoni.  

Quasi all’angolo con Via del Corso, troverete la chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli. Se avrete voglia di entrare, non potrete fare a meno di notare l’asimmetria delle cappelle: tre nella parte sinistra della chiesa e quattro in quella destra. 

Proseguite tra vetrine ricchissime e troverete alla vostra sinistra l’Antico Caffè Greco. Fu fondato nel 1760 dal greco Nicola Della Maddalena e per tutto il XVIII secolo fu il centro della vita intellettuale della città, frequentato da Goethe, Chopin, Rossini, Listz, Canova, Wagner e tanti altri artisti, letterati, filosofi e poeti che abitavano a Roma o che semplicemente vi transitavano. 

Ed ecco finalmente delinearsi meglio il profilo di Trinità dei Monti.

Piazza di Spagna e Trinità dei Monti

Siamo in Piazza di Spagna.

Piazza di Spagna

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Piazza di Spagna prende il nome dal palazzo nel quale ha sede l’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, situato sul lato destro della piazza.

Ai piedi della scalinata, è la Fontana della Barcaccia, realizzata da Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo, nella prima metà del 1600 su commissione di Papa Urbano VIII Barberini. Raffigura una barca invasa dalle acque e sul punto di naufragare. All’esterno sono scolpiti due stemmi del pontefice che commissionò l’opera. 

Avete notato quei due palazzetti molto simili tra loro ai lati della scalinata? Quello di destra è chiamato Casina Rossa ed è la casa nella quale abitarono Keats e Shelley nel 1820. Fu qui che nel 1821 morì Keats, colpito dalla tubercolosi ad appena ventisette anni. L’anno successivo, invece, Shelley morì annegando nel golfo di La Spezia. I due scrittori sono sepolti nel cimitero protestante proprio qui a Roma. Il palazzo fu restaurato e adibito a biblioteca e museo, aperto al pubblico sotto Re Vittorio Emanuele III il 3 aprile 1909.  

Aspettate ancora un po’ a salire, spostatevi alla vostra destra, verso Via Due Macelli, dove si trova la Colonna dell’Immacolata Concezione, innalzata nel XIX secolo per volere di Pio IX. Ogni 8 dicembre il papa, per mano dei pompieri, dona alla Madonna posta sulla cima della colonna un mazzo di fiori. 

Poco oltre, troviamo il Palazzo di Propaganda Fide che ospita, appunto, la congregazione gesuita della Propaganda Fide.

Palazzo di Propaganda Fide

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Il lato del palazzo che prospetta sulla piazza è opera del Bernini, mentre la facciata che guarda su Via di Propaganda è opera del Borromini. E qui si nota ancora una volta la forte rivalità che esisteva tra i due artisti. Le finestre della facciata laterale del palazzo sarebbero state costruite dal Borromini a forma di orecchie d’asino proprio per oltraggiare l’acerrimo nemico Bernini, che abitava di fronte. Questa battaglia la vinse Borromini: papa Innocenzo X, infatti, preferì il suo stile a quello del Bernini e lo incaricò di portare a termine la costruzione del palazzo.

Piazza di Spagna

Trinità dei Monti

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Adesso è arrivato il momento, possiamo salire la scalinata di Trinità dei Monti.

Nei mesi di aprile e maggio la scalinata in travertino, con le sue 12 rampe e i suoi 138 scalini, viene ricoperta di meravigliose azalee. 

In cima svettano l’obelisco Sallustiano e la bellissima chiesa di Trinità dei Monti.

Costruita all’inizio del 1500 per i seguaci dell’Ordine dei Minimi fondato da Francesco di Paola, passò poi all’ordine femminile del Sacro Cuore. L’interno è a unica navata, mentre la facciata è opera di Carlo Maderno.

A questo punto potreste raggiungere il Pincio proseguendo lungo Viale della Trinità dei Monti, ma vi perdereste la bellissima Piazza del Popolo, per cui vi suggerisco di scendere la scalinata e raggiungere di nuovo Piazza di Spagna.  

Ma prima di proseguire su Via del Corso, non vogliamo fare un saltino in Via Margutta, la famosa strada degli artisti?  

Via Margutta

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Tra le tante gallerie d’arte e le numerose botteghe che rendono unico il percorso, in Via Margutta si trovano anche due fontane.

La prima fontana, la Fontana degli Artisti, che si trova all’altezza del civico 54, fu progettata dall’architetto Pietro Lombardi e realizzata nel 1927. Sulla base sono posti due cavalletti, sulle cui mensole poggiano due mascheroni, uno triste e l’altro allegro, che indicano le gioie e le sfortune della categoria degli artisti.

La seconda è chiamata Fontana del Cortile e rappresenta un’anfora di terracotta che versa acqua in una vasca di marmo bianco. 

A termine di Via Margutta, vi ritroverete nella parallela in Via del Babuino.

Via del Babuino

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Percorriamola tornando indietro, in direzione di Piazza di Spagna.

Prima abbiamo accennato alle statue parlanti e proprio qui, all’angolo con Via dei Greci, troviamo la Fontana del Babuino. Sopra la vasca della una fontana è sdraiato un sileno, personaggio della mitologia greca. In realtà, quindi, la statua non ha niente a che fare con l’omonima scimmia, ma vista la bruttezza dell’opera i romani la ribattezzarono con il nome che conosciamo oggi.

A fianco, si trova la Chiesa dei Greci, mentre al numero 87 della stessa via, incontriamo quella che fu la Casa dell’architetto Valadier. Non sarà difficile riconoscere questo edificio, basterà guardare i timpani delle finestre, decorati da conchiglie e cartigli di marmo e stucco. 

Ora proseguite nella stessa direzione fino a quando non troverete alla vostra destra Via della Croce.

Se la percorrerete tutta, vi troverete di nuovo su Via del Corso.

Proprio di fronte a voi è la chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso.

Santi Ambrogio e Carlo al Corso

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La chiesa come la vediamo oggi venne costruita nel 1610, dopo la morte del Cardinale Borromeo, su di un precedente edificio ad opera di Onorio e Martino Longhi il Giovane. Già nel 1471 la chiesa era stata donata ai lombardi da Sisto IV e dedicata a Sant’Ambrogio. Nei primi anni del 1600, al nome del santo si affiancò quello di Carlo Borromeo. E’ sormontata da una magnifica cupola, opera di Pietro da Cortona. L’interno, sfarzoso e ricco di opere d’arte, è diviso in tre navate. Dietro l’altare, un corridoio derivato dal prolungamento delle navate laterali conduce ad una cappella dove, in una teca, è custodito il cuore di San Carlo. 

Visitata la chiesa, proseguiamo lungo Via del Corso.

Dopo circa 350 metri, vi ritroverete circondati da chiese. O meglio, alla vostra sinistra vedrete la chiesa di San Giacomo in Augusta, mentre a destra quella di Gesù e Maria.

La chiesa di Gesù e Maria venne edificata nel luogo dove si trovava la villa dei principi Orsini. Gli Agostiniani Scalzi acquistarono l’edificio nel 1615 e qualche anno più tardi lo modificarono adibendolo a chiesa. 

San Giacomo in Augusta, invece, fu costruita nel 1300 sulle rovine del vicino Mausoleo di Augusto insieme all’ospedale omonimo per volontà del Cardinale Pietro Colonna. Venne ricostruita alla fine del 1500 e i lavori vennero diretti prima da Francesco da Volterra, poi da Carlo Maderno che terminò in tempo per la celebrazione del Giubileo del 1600.

Proseguendo ancora, al numero 20 di Via del Corso si trova il Museo di Goethe, allestito nella casa dove il poeta abitò durante il suo soggiorno in Italia, che raccoglie i suoi manoscritti ed altro materiale. 

Percorsi ancora pochi metri, si raggiunge finalmente Piazza del Popolo. 

Piazza del Popolo

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Perché non ci mettiamo al centro della piazza? Magari proprio sotto l’obelisco. Da lì si ha una visuale completa a 360 gradi.

Se guardiamo in direzione di Via del Corso, davanti a noi noi non possiamo fare a meno di notare due chiese molto simili tra loro, Santa Maria in Montesanto sulla sinistra e Santa Maria dei Miracoli a destra.

Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto

Alle nostre spalle, invece, c’è Porta del Popolo. Costruita tra il 1562 e il 1565, era l’ingresso della città per chi arrivava da nord percorrendo Via Flaminia.

Porta del Popolo e Obelisco Flaminio

Di fianco, è la chiesa di Santa Maria del Popolo costruita, secondo la tradizione, nel luogo dove si trovava il sepolcro di Nerone. L’interno è indubbiamente molto bello e vale la pena impiegare un po’ di tempo per visitarla. Tra l’altro, se qualcuno di voi ha letto il libro di Dan Brown “Angeli e Demoni”, ricorderà sicuramente la Cappella Chigi. Dai, entrate a dare un’occhiata.

Usciti dalla chiesa, è il momento di raggiungere la terrazza del Pincio, dalla quale si ammira uno stupendo panorama della città. Per farlo, basta salire la scalinata che si trova tra la chiesa e la piazza e seguire la strada in salita che nell’arco di pochi minuti ci porterà direttamente all’interno del parco.  

Veduta di Piazza del Popolo dalla terrazza del Pincio

E’ valsa la pena di fare un po’ di fatica, giusto?

Parco del Pincio

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Adesso possiamo immergerci nel parco. Non un parco a caso, ma il primo parco pubblico ad essere concepito come tale, progettato da Giuseppe Valadier all’inizio del 1800.

Valadier dedicò anche busti e monumenti a celebri personaggi della storia e della cultura italiana. Inizialmente i busti erano 200, ma alla fine degli anni 60 il numero era già salito a 228. Un po’ maschilista questo Valadier, però! Perché? Perché solo tre busti sono dedicati alle donne. Quali sono queste donne? Vittoria Colonna, Santa Caterina da Siena e Grazia Deledda. 

Ora, per raggiungere Villa Borghese attraversiamo interamente il parco, percorrendo Viale dell’Obelisco.

Subito davanti a noi ecco che svetta l’Obelisco Aureliano, fatto costruire dall’imperatore Adriano per ricordare la morte prematura dell’amico Antinoo annegato nel Nilo.

Obelisco Aureliano

Proseguiamo. Una volta attraversato Viale del Muro Torto, siamo entrati ufficialmente a Villa Borghese, il più vasto tra i parchi pubblici della città.

Villa Borghese

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Il parco fu creato nel 1605 per il Cardinale Scipione Borghese-Caffarelli, grande mecenate chiamato “Delizia di Roma”. Divenne poi proprietà del re ed infine fu donato alla città.

Una bella passeggiata tra il verde è proprio quello che ci vuole.

Superato Piazzale Martini, sulla destra troviamo il Galoppatoio.

Proseguendo sempre dritto, su Viale delle Magnolie. Dopo la rotonda, imbocchiamo il viale alla nostra sinistra, Viale dell’Aranciera.

Ci porterà davanti al laghetto artificiale con un’isoletta su cui è l’imitazione settecentesca di un tempio dedicato ad Esculapio, opera di Antonio Asprucci, del XVIII secolo.

 

Villa Borghese, Giardino del Lago

Poco distante dal lago è la Fortezzuola, che fu l’abitazione dello scultore Canonica e che oggi ospita il Museo Pietro Canonica.

Di fronte è il Monumento all’Alpino e al Mulo, realizzato dal Canonica. 

Dall’altro lato di Viale Canonica è la pittoresca Piazza di Siena, dove si tiene un famoso concorso ippico internazionale e dove sorge la Casina dell’Orologio. Ma perché si chiama Piazza di Siena? Facile! Perché la famiglia Borghese era di origini senesi.

Al termine del Viale noterete sicuramente il Tempio di Antonino e Faustina.

Ora imboccate Viale dei Cavalli Marini fino a raggiungere l’omonima fontana. Proseguite ancora un po’, fino a quando troverete alla vostra sinistra Viale del Museo Borghese.

Qui la scelta è d’obbligo. Se avete ancora tempo a vostra disposizione e siete interessati, potete imboccare il viale e raggiungere la Galleria Borghese, dove vi aspettano tra gli altri “Paolina Borghese” e “Apollo e Dafne”.

In alternativa, percorrete Viale del Museo Borghese in direzione opposta. Dopo aver incrociato il Tempietto di Diana, proseguite fino a Viale San Paolo del Brasile, andate verso la vostra sinistra e, una volta attraversata Porta Pinciana, vi ritroverete in Via Veneto.

Via Veneto

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Via Veneto, una delle più conosciute arterie della città, tracciata nel 1879, ha inizio da Porta Pinciana e lungo la via si alternano alberghi, bar, locali e negozi lussuosi. Qui nel 1958 nasceva la Dolce Vita, caratterizzata dalle notti mondane di star internazionali, con al seguito i forse ancora più famosi “paparazzi”. 

Circa a metà della via, sulla sinistra, troviamo Palazzo Margherita, sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti. 

Poco oltre, sull’altro lato della strada, in prossimità dell’hotel Ambasciatori, si trova forse la più piccola fontana di Roma, la Fontana del Cane, voluta da un barman del bar dell’hotel per soddisfare un cliente, Mr. Charlie, che aveva due cani di grossa taglia che non poteva portare con sé all’interno del locale. I due cani venivano quindi lasciati all’esterno e grazie alla fontana potevano abbeverarsi se avevano sete. 

Sempre sul lato destro della via, una ripida scalinata conduce alla Chiesa di Sant’Isidoro.  

Ma noi rimaniamo su Via Veneto. Quasi in prossimità di Piazza Barberini, è la seicentesca Chiesa dei Cappuccini, chiamata anche Santa Maria della Consolazione.

Chiesa dei Cappuccini

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Chiesa dei Cappuccini

E qui ci fermiamo, perché c’è qualcosa di veramente curioso e interessante. Ma prima di svelare di cosa si tratta, diamo uno sguardo alla chiesa.

La chiesa fu costruita nel 1626 per volere del cardinale Antonio Barberini, frate cappuccino e fratello di Urbano VIII, che si avvalse della collaborazione dell’architetto Michele da Bergamo. Quando il cardinale Barberini morì, volle essere sepolto in maniera semplice, sotto una lastra di marmo a fianco dell’altare. Sulla lapide è inciso il seguente epitaffio: “Qui giace solo polvere, cenere e null’altro”. 

Realizzata secondo i criteri e i canoni dei frati cappuccini, è ad unica navata e 10 le cappelle laterali, cinque per lato, sono rialzate e chiuse da una cancellata di legno. Nella prima cappella destra riposa Frate Mariano, noto per i suoi programmi radiofonici e televisivi, condotti tra gli anni ‘50 e ’70. Nella stessa cappella si trova il famoso dipinto realizzato da Guido Reni, “San Michele che atterra il demonio”, commissionato dallo stesso Cardinale fondatore della chiesa. 

Adesso il pezzo forte.

Dalla scala esterna, si raggiunge la cripta, formata da sei cappelle in cui sono conservati gli scheletri e le ossa di circa 4.000 frati, sepolti qui fino al 1870. Nell’ultima cripta, che custodisce gli scheletri di tre componenti della famiglia Barberini, è una lapide che riporta la scritta: “Quello che voi siete, noi eravamo; quello che noi siamo, voi sarete”.

Un po’ inquietante, forse, ma a me questa cripta piace in modo particolare e vi consiglio di visitarla, anche se l’entrata è a pagamento.

Che abbiate deciso o meno di seguire il mio consiglio, ora proseguiamo sullo stesso lato della strada.

Ancora qualche passo e alla nostra sinistra notiamo una piccola fontana, la Fontana delle Api, ideata dal Bernini nel 1644 su commissione di Urbano VIII per celebrare il ventiduesimo anno del suo pontificato. Il fatto di aver terminato l’opera prima dell’anniversario non fu di buon auspicio al papa, che morì 8 giorni prima della ricorrenza. E poi mi dite che non devo essere superstiziosa…

Le api sono l’emblema della famiglia Barberini, a cui il pontefice apparteneva. 

Fontana delle Api

Ora siamo in Piazza Barberini, l’ultima tappa di questa nostra seconda giornata insieme.

Piazza Barberini

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Anticamente, la piazza si chiamava “Grimana”, dal nome di una vigna e di una casa di proprietà del Cardinale Grimani. Tuttora, all’angolo tra Via Quattro Fontane e Via degli Avignonesi, si trova una lapide in ricordo di Paolo V, dove è citata l’“adiacente area detta Grimana”. All’inizio del 1600, invece, la piazza prese il nome di “Sforza a Capo le Case”, per le proprietà del Cardinale Sforza che occupavano l’intera zona.

Al centro della piazza è la Fontana del Tritone, realizzata da Gian Lorenzo Bernini nel 1643.

Fontana del Tritone

La base del monumento è formata da quattro delfini a testa in giù, tra le cui code è lo stemma della famiglia Barberini. Con le code, i delfini sostengono una grande conchiglia, su cui è seduto un Tritone, dio marino con testa e tronco umani e la parte inferiore del corpo pesciforme. Esso tiene in mano un’altra conchiglia e soffia in aria un getto d’acqua. La fontana venne restaurata nel 1932 e, successivamente, nel 1990. Fino al XVII secolo, davanti alla fontana si svolgeva un macabro rituale: venivano esposti i cadaveri di sconosciuti e un addetto invitava i passanti a riconoscerne le salme.

Bene, direi che per oggi possiamo fermarci qui. Che ne dite? Salite in metropolitana, raggiungete il vostro albergo, riposatevi perché domani ho già in mente qualcosa…

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