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Fiordi Occidentali

Il meglio dell’Islanda

Islanda – Fiordi Occidentali – Cosa vedere – Itinerario

Dopo l’Islanda del Nord, oggi è la volta dei Fiordi Occidentali.

Se l’Islanda del Nord è veramente poco turistica, pare che la zona dei Fiordi Occidentali sia ancora più remota e tranquilla, ma soprattutto si narra che sia bellissima.

Andiamo a controllare.

 

10° giorno – 08/09/2023

Islanda – Fiordi Occidentali – Cosa vedere – Itinerario

450 km e circa 6,30 h in auto. Questo è quello che ci aspetta oggi.

Il tutto inizia sotto una pioggia battente.

La partenza non sembra molto promettente, ma bastano pochi km per ricrederci.

Panorami da favola e arcobaleni meravigliosi ci accompagnano ininterrottamente lungo tutto il percorso fino a Hólmavík.

Islanda – Fiordi Occidentali – Cosa vedere – Itinerario
Islanda – Fiordi Occidentali – Cosa vedere – Itinerario

Se questo è l’effetto della pioggia, beh… non poteva andare meglio.

Ma visto che in questa zona ci sono anche tantissime pecore, approfittiamone per parlare un po’ di questi simpatici animali, che in Islanda sono molti di più rispetto alle persone… e non è un modo di dire.

Le pecore islandesi hanno un doppio strato di lana che gli permette di proteggersi meglio non solo dal freddo, ma anche dall’acqua.

E poi questa cosa curiosa: chi è stato in Islanda avrà sicuramente notato che qui le pecore viaggiano prevalentemente a gruppi di tre. Di solito, quando vedete gruppi di tre, non si tratta mai di soli animali adulti, ma quasi sempre della mamma con gli agnellini.

Due ore e centinaia di pecore dopo, siamo a Hólmavík.

 

Hólmavík

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Hólmavík è un piccolo villaggio di pescatori affacciato sullo Steingrímsfjörður.

Nonostante le sue dimensioni, Hólmavík ha comunque tutti i servizi necessari, il che lo rende una delle mete preferite dai turisti, scelta spesso come base per le escursioni nei Fiordi Occidentali.

A Hólmavík c’è un museo un po’ curioso, il Museo della Stregoneria.

Per chi capita da queste parti è una tappa imperdibile e in un certo senso quasi necessaria per comprendere meglio le tradizioni e le leggende islandesi, immersi in un’atmosfera magica e anche un po’ macabra, se vogliamo.

Si ritorna al Medioevo, quando qui in Islanda i riti della stregoneria erano strettamente legati alle tradizioni vichinghe.

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Visto che le didascalie all’interno del museo sono in islandese, all’ingresso viene fornito un libriccino con le spiegazioni in italiano di tutto quello che si vede nella mostra.

Non fatevi ingannare, perché se ad un primo impatto questo museo può sembrare “leggero”, è in realtà davvero interessante e ben fatto.

Super consigliato!

L’entrata è a pagamento (1.200 ISK / Settembre 2023).

 

Dopo Hólmavík, ecco la prima decisione della giornata da prendere: andiamo direttamente a Sudavik o facciamo una piccola deviazione a Drangsnes e Bjarnarfjörður?

Considerati meteo, orario e chilometri che ci rimangono da percorrere, pensiamo sia meglio andare direttamente a Sudavik.

 

Sudavik

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Sudavik è l’ennesimo piccolo villaggio di pescatori.

Posso dire una cosa, però? Ormai manca poco al termine della nostra vacanza e di villaggi di questo tipo ne abbiamo visti tanti, ma ognuno ha la sua particolarità. Le casette colorate, il porto, le piscine, i ristoranti frequentati da pescatori, ogni cosa rende un villaggio diverso dall’altro e una sosta per respirare un po’ di aria locale è sempre piacevole.

Sudavik è virtualmente divisa in due parti: la città vecchia e la città nuova.

Purtroppo la città vecchia è stata colpita da una valanga nel 1995 e in gran parte distrutta. Proprio a seguito di questa valanga, venne costruita la parte nuova.

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Ma noi siamo interessati a Sudavik soprattutto perché qui c’è l’Arctic Fox Centre, un museo che tratta la storia delle volpi artiche, tipiche e native dell’Islanda, del loro rapporto con l’uomo e quindi anche della caccia alla volpe.

Ovviamente andiamo a visitarlo. Il museo è molto è piccolo, ma interessante e con descrizioni molto semplici, adatte soprattutto a chi di volpi non sa poi molto.

Ci sono prevalentemente foto e anche alcuni esemplari di volpi impagliate e la visita si esaurisce abbastanza velocemente.

Ma alla fine la sorpresa.

Il centro funge anche da rifugio per volpi malate o in difficoltà, quindi è possibile vederne qualcuna da abbastanza vicino, ovviamente dietro un recinto.

L’ingresso è a pagamento.

 

Lasciata Sudavik, in appena una ventina di minuti siamo a Ísafjörður.

 

Ísafjörður

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Ísafjörður è considerata la capitale dei fiordi dell’ovest e non è difficile capire perché.

Oltre ad essere il centro più grande di questa parte dell’isola, è anche contornata da un paesaggio mozzafiato.

Quindi, ne approfittiamo per sgranchirci un po’ le gambe viste le tante ore passate in auto oggi e ci concediamo una piacevole passeggiata, approfittandone anche per fare un po’ di spesa.

Il centro è molto carino, con alcune abitazioni storiche, casette colorate e l’immancabile arcobaleno dipinto sul manto stradale.

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La passeggiata è comunque abbastanza veloce, così risaliamo in auto alla volta di Suðureyri, a circa 30 minuti d’auto da qui.

Per le prossime due notti abbiamo prenotato una stanza al Fisherman Guesthouse.

Con il senno di poi la scelta si è rivelata azzeccatissima, Suðureyri è un punto di partenza ideale per visitare i Fiordi Occidentali.

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Suðureyri

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Anche Suðureyri ha l’aspetto di un tipico villaggio di pescatori.

La sua origine è molto recente, perché il primo agglomerato di case risale all’inizio del XX secolo.

L’industria della pesca, poi, ha fatto la sua parte, contribuendo alla sua espansione.

Ora Suðureyri è un villaggio a tutti gli effetti, con tutti i servizi necessari e anche per questo viene scelto spesso come base per gli spostamenti in questa parte dell’isola.

La nostra giornata si conclude qui, con uno sguardo verso il mare e una mangiata spettacolare al Fisherman, il ristorante collegato alla nostra guesthouse.

Domani ci aspetta una giornata intensa alla scoperta dei Fiordi Occidentali veri e propri.

 

11° giorno – 09/09/2023

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Anche oggi 6 ore di macchina non ce le toglie nessuno, ma sicuramente vedremo una delle cascate più belle d’Islanda, Dynjandi.

Il primo dilemma della giornata è: puntare il navigatore dritto su Dynjandi o fare prima una deviazione verso Hrafnseyri?

La differenza la fa l’orologio… e anche un po’ la stanchezza.

Anche se è presto, preferiamo prendere le cose con calma, quindi decidiamo di andare subito verso le cascate, senza deviazioni.

Però una sosta è d’obbligo, qualcuno sta guardando qualcosa nel fiordo e noi siamo tanto curiosi.

Quando scendiamo dall’auto e ci avviciniamo alla riva del fiordo non credo ai miei occhi: una foca!

E non una, ben due, tre, quattro…

Non avevo mai visto questi animaletti da così vicino, ma soprattutto non li avevo mai visti nel loro habitat naturale.

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Ovviamente c’è voluto un po’ per convincermi a ripartire, ma in cuor mio sapevo che anche Dynjandi non mi avrebbe deluso.

 

Dynjandi

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In realtà, non si tratta di un’unica cascata, ma di sette cascate diverse, simbolo indiscusso dei fiordi occidentali, dichiarate Monumento Naturale Nazionale nel 1981.

Visto che queste cascate sono davvero belle e particolari, meritano uno spazio tutto loro.

Se volete conoscere tutto sulle cascate Dynjandi, cliccate qui.

 

Senza fiato per la salita e senza parole per il panorama, lasciamo le cascate alla volta di Bíldudalur.

La strada per arrivare a Bíldudalur è tutta sterrata, ma veniamo sicuramente ripagati dal panorama mozzafiato.

Al secondo giorno di fiordi occidentali posso dirlo: per il momento, questa è la parte dell’isola che preferisco.

Ma continuiamo con il nostro itinerario.

 

Bíldudalur

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A più di un’ora d’auto da Dynjandi, sulle rive dell’Arnarfjörður, c’è Bíldudalur, poco più di un villaggio, ma che si contende il primato di capitale dei fiordi occidentali con Ísafjörður.

Bíldudalur fu scelto da Ólafur Thorlacius, uno dei più influenti imprenditori islandesi, come sede dei suoi affari. Esportando pesce in Spagna a bordo delle sue grandi navi, Ólafur accumulò una ricchezza incommensurabile e fece di uno dei luoghi più sperduti dell’Islanda un importantissimo centro commerciale.

Ma oggi chi si ferma a Bíldudalur lo fa soprattutto per un altro motivo.

Proprio per la sua posizione, Bíldudalur è strettamente legato alle credenze popolari islandesi.

Si narra, infatti, che nell’Arnarfjörður ci sia un’elevata concentrazione di mostri marini e così, a Bíldudalur troverete un curioso museo, il Sea Monster Museum, con tanti immagini e racconti su questi strani esseri.

Per oggi mi arrendo, niente musei, anche se la curiosità sarebbe tanta.

Allora via, puntiamo il navigatore su Patreksfjörður.

Questa volta, per fortuna, niente più sterrati.

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Patreksfjörður

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Affacciata sull’omonimo fiordo, Patreksfjörður è il più grande tra i paesi dei Fiordi Occidentali, con quasi 700 abitanti.

Anche qui, neanche a dirlo, l’attività principale è la pesca.

Se avessimo più tempo a nostra disposizione – e soprattutto se la strada fosse in condizioni migliori – potremmo spingerci fino alle scogliere di Látrabjarg, il punto più occidentale dell’Islanda, dove nidificano le pulcinelle di mare.

Per arrivare servirebbe sicuramente più di un’ora e allora lasciamo perdere.

Però una cosa la voglio proprio vedere, anche se ci costringerà ad una piccola deviazione: il relitto del Garðar BA 64.

 

Gardar BA 64

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Alla fine del Patreksfjörður, sulla Örlygshafnarvegur, lungo la Strada 612, c’è il relitto del più vecchio spaccaghiaccio d’Islanda, il Garðar BA 64, naufragato nel 1981.

Per gli amanti dei relitti, è sicuramente una tappa imperdibile, ma anche se non siete così appassionati, il Garðar BA 64 è sicuramente suggestivo.

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Anche questa bellissima giornata sta finendo e, cosa peggiore, anche la nostra vacanza sta volgendo al termine, ma adesso è meglio non pensarci.

Torniamo a Suðureyri, mangiamo qualcosa al Fisherman Restaurant e godiamoci un po’ di meritato relax.

Intanto diamo un’occhiata all’itinerario di domani. La Penisola di Snæfellsnes ci aspetta.

 

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