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Santa Maria in Aracoeli

Santa Maria in Aracoeli – Cosa vedere e come raggiungerla

Avete in programma di trascorrere una giornata tra Campidoglio, Fori, Vittoriano e Colosseo? Mi raccomando, non tralasciate la basilica di Santa Maria in Aracoeli, una delle chiese più amate dai romani e senza dubbio una delle mie preferite.

Iniziamo la nostra visita e per farlo saliamo la scalinata che porta all’ingresso principale. Ben 124 scalini! Iniziamo bene… ma vi garantisco che ne vale la pena.

Santa Maria in Aracoeli

Qualche accenno sulla scalinata, allora: venne costruita nel 1348 su iniziativa di Cola Di Rienzo come ringraziamento per essere scampati alla peste che colpì la città in quegli anni. Cola di Rienzo… proprio quello della statua che salendo trovate alla vostra destra, il tribuno del popolo che voleva restituire a Roma il fasto dei tempi antichi.

Mentre recuperate un po’ di fiato, qualche cenno sulla costruzione della chiesa.

La costruzione della chiesa – Dalle origini ai giorni nostri

Santa Maria in Aracoeli – Cosa vedere e come raggiungerla

Partiamo dalle origini, ed è proprio il caso di dirlo, perché, secondo la tradizione, la chiesa fu voluta da Augusto.

Ma perché proprio da Augusto? Si narra che un giorno l’imperatore interrogò la Sibilla chiedendole chi sarebbe stato il suo successore ed ella rispose: “Un bambino ebreo reggitore del Cielo”. Successivamente, Augusto ebbe la visione della Vergine col Bambino e così fece costruire sul Campidoglio un altare dedicato alla Vergine.

Questa, però, è solo la tradizione, perché in realtà la chiesa venne eretta nel VII secolo, sul punto più alto del colle occupato in precedenza dal tempio di Giunone Moneta.

Inizialmente di proprietà dei monaci greci, passò ai Benedettini e successivamente ai Frati Minori, che la ricostruirono alla fine del 1300.

La chiesa ebbe un ruolo molto importante nella vita di Roma soprattutto nel Medioevo, quando era frequentata dalla nobiltà e da personaggi illustri che vi si riunivano non solo per assistere alle cerimonie religiose, ma soprattutto per deliberare sulle questioni della vita comunale e per eleggere i loro rappresentanti.

Una curiosità a testimonianza di quanto appena detto: sapete che proprio qui, nel 1341, si tenne la cerimonia di laurea di Francesco Petrarca?

Ora concentriamoci sul patrimonio artistico racchiuso in questa chiesa.

Ok, siete davanti alla splendida e semplice la facciata in cotto, che però non è sempre stata come la vedete oggi. Riuscita ad immaginarla ricoperta di mosaici e affreschi e addirittura con tre rosoni sopra i portali? Ora i rosoni sono solo due, perché quello centrale è stato tolto intorno alla prima metà del 1600  per far posto alla finestra che vediamo ancora oggi.

E’ ora di entrare.

L’interno

L’interno è a 3 navate diviso da 22 colonne ognuna diversa dall’altra, perché recuperate da materiale di spoglio di edifici romani.

Guardate la 3^ partendo da sinistra. Avete notato il foro che la attraversa da parte a parte e che va dal basso verso l’alto? E’ probabile che questo foro servisse per osservare il cielo. Se poi spingiamo il nostro sguardo nella parte alta della colonna, possiamo vedere la scritta “A cubiculo Augustorum”. Questa colonna potrebbe provenire proprio dalla dimora dell’imperatore…

Per rimanere in tema, uno sguardo verso l’alto, adesso.

Il soffitto

Sono sicura che entrando non avete potuto fare a meno di notare lo splendido soffitto rinascimentale decorato con motivi navali che ricordano la battaglia di Lepanto, realizzato dal Sermoneta e da Cesare Trapassi per volere di papa Gregorio XIII Boncompagni. Venne scelta proprio la battaglia di Lepanto, che vedeva schierati musulmani contro cristiani, perché in questa chiesa tornò Marcantonio Colonna, trionfante, dopo la vittoria.

Le navate

Ora riportiamoci nei pressi dell’ingresso principale dove, sulla destra, troviamo il monumento al Cardinale d’Albret, realizzato da Andrea Bregno nel XV secolo; di fianco, è la pietra tombale di Giovanni Crivelli, opera di Donatello, realizzata tra il 1432 e il 1433, durante il breve soggiorno dell’artista a Roma.

Nella Cappella Bufalini, la 1^ a destra, si ammirano gli affreschi quattrocenteschi del Pinturicchio con scene della vita di San Bernardino.

Proseguiamo, superiamo le altre cappelle e raggiungiamo il transetto destro, dove si trova la tomba duecentesca di Luca Savelli, senatore di Roma, poggiata su di un sarcofago e opera di Arnolfo di Cambio.

Presso la porta laterale della navata destra, invece, è il Monumento a Cecchino Bracci, il ragazzo amato da Michelangelo e morto appena sedicenne. Il disegno della tomba è opera dello stesso artista, mentre la realizzazione si deve all’Urbino, suo allievo. Sulla porta è un mosaico della scuola del Cavallini raffigurante la Vergine col Bambino e due Angeli, mentre sopra l’altare della cappella maggiore è dipinta una Madonna del X secolo.

Nel transetto sinistro, troviamo il tempietto ottocentesco dedicato a Sant’Elena che oltre a custodire le reliquie della santa, conserva l’altare originario voluto da Augusto.

Poco oltre, è il Monumento al Cardinale Matteo d’Acquasparta attribuito a Giovanni di Cosma.

Sotto al monumento, è l’ingresso alla sacrestia. Dovete assolutamente entrare, perché qui si nasconde uno dei tesori indiscussi della chiesa.

Varcata la soglia?

La leggenda del Santo Bambino dell’Aracoeli

Alla vostra sinistra si trova la Cappella del Santo Bambino dell’Aracoeli, dov’è custodita una statua del XV secolo scolpita, secondo la tradizione, da un frate nel legno di un ulivo dell’orto del Getsemani. Il frate, però, non ebbe la possibilità di dipingerla e così la scultura venne colorata dagli angeli. Ma non è finita… Durante il tragitto via mare per raggiungere l’Italia, a causa di una tempesta, l’urna contenente la scultura cadde in acqua. Miracolosamente, venne ritrovata dopo qualche giorno nelle vicinanze del porto di Livorno e portata a Roma, nella chiesa di Santa Maria d’Aracoeli, proprio dallo stesso frate. Molti anni più tardi, una donna rubò il Santo Bambino, ma la leggenda narra che il bambino tornò da solo alla chiesa, di notte, mentre tutte le campane suonavano a festa.

Cappella del Santo Bambino dell’Aracoeli

Il Bambino dell’Aracoeli è ritenuto miracolosissimo e il popolo romano lo ha sempre venerato profondamente, tanto che un nobile, per sottrarlo ai saccheggi molto frequenti durante le battaglie del periodo napoleonico, lo acquistò per poi restituirlo successivamente, mettendolo così in salvo.

Nel periodo che va da Natale all’Epifania, la scultura viene spostata al centro di un presepe nella 2^ cappella sinistra ed è antica tradizione che i bambini si rechino a recitare davanti ad esso brevi poesie di omaggio.

In realtà, la scultura originale è stata rubata nel 1994 e quella attualmente visibile non è altro che una copia.

Ora possiamo dire di aver terminato la nostra visita all’interno della chiesa.

In base alla vostra prossima meta, potete decidere se uscire dall’ingresso principale o da quello laterale che vi porterà in Piazza del Campidoglio.

Cliccate qui per continuare insieme l’itinerario.

Come raggiungere Santa Maria in Aracoeli

Santa Maria in Aracoeli – Cosa vedere e come raggiungerla

Se dovete puntare il vostro navigatore, l’indirizzo esatto della chiesa di Santa Maria in Aracoeli è Scala dell’Arcicapitolina, 12.

Ma come raggiungere la chiesa con i mezzi pubblici?

La zona è ben servita dai mezzi pubblici. Nei pressi di Piazza Venezia transitano tantissimi autobus, così come in Via del Teatro di Marcello. I tram provenienti da Trastevere hanno il loro capolinea in Via del Plebiscito.

Vi consiglio comunque di consultare il sito dell’ATAC di Roma, dove potete trovare percorsi e orari aggiornati.

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