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Penisola di Snæfellsnes

Il nostro viaggio al centro della terra

Islanda – Penisola di Snæfellsnes – Cosa vedere – Itinerario

Dopo la bellissima esperienza dei Fiordi Occidentali, con la vacanza che sta volgendo al termine, oggi perlustreremo in lungo e in largo (più largo che lungo) la Penisola di Snæfellsnes.

La Penisola di Snæfellsnes occupa la parte occidentale dell’Islanda, appena sopra Reykjavik, e proprio per questo è molto più turistica di altre zone dell’isola.

Non è un caso che sia tra le mete prescelte per un’escursione in giornata dalla capitale, proprio come succede per il Golden Circle.

Speriamo che vista la stagione la folla non sia troppa e come ogni giorno, sempre in tema di speranze, incrociamo le dita affinché il tempo regga.

(Col senno di poi, posso dire che siamo stati super fortunati).

 

13° giorno – 11/09/2023

Islanda – Penisola di Snæfellsnes – Cosa vedere – Itinerario

Anche l’itinerario di oggi è intenso, 330 km da Stykkishólmur a Reykjavik, almeno quattro ore e mezza d’auto e tantissime tappe durante il tragitto.

Ieri pomeriggio siamo arrivati abbastanza presto a Stykkishólmur, quindi abbiamo avuto tutto il tempo per goderci questo grazioso paesino e adesso vorrei raccontarvi qualcosa.

 

Stykkishólmur

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Stykkishólmur è la cittadina portuale più grande di tutta la penisola e si affaccia sullo Breiðafjörður. Il suo porto naturale l’ha resa fin dal 1500 un importante centro commerciale.

Le casette in legno colorato, la chiesa decisamente atipica e i musei fanno sì che Stykkishólmur sia una tappa piacevole per chi visita la Penisola di Snæfellsnes.

Iniziamo parlando un po’ della chiesa del paese, che per la sua architettura è decisamente particolare, a dire la verità forse un po’ troppo moderna, ma che in questo contesto non stona assolutamente.

Stykkishólmskirkja, che si trova in posizione un po’ elevata rispetto al paese, è stata progettata dall’architetto Jón Haraldsson e inaugurata nel 1990.

Ma ormai lo sapete, ad attirare da sempre la mia attenzione sono i fari.

Il faro si trova sull’isola basaltica di Súgandisey, collegata alla terraferma da un ponte che parte dal porto.

Secondo voi, nonostante il vento che soffia fortissimo, posso rinunciare a farmi una foto vicino al faro e soprattutto a godermi la vista da lassù?

Allora, forza, iniziamo a salire la breve ma ripida scalinata che ci porterà in cima al promontorio.

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Adesso passiamo all’angolo culinario.

Se per caso vi dovesse venire un languorino, siete nel posto giusto.

A Stykkishólmur c’è il famoso Meinstarinn, un furgoncino rosso parcheggiato di fronte al supermercato Bonus (che tra parentesi è stato nostro amico fidato per tutta la vacanza) che pare venda gli hot dog migliori d’Islanda.

Supereranno quelli di Nathan’s a Coney Island? Non lo sapremmo mai, perché l’abbiamo trovato chiuso.

Ma adesso è arrivato il momento di salire in auto e mettersi in viaggio.

L’idea era quella di andare a Berserkjahraun, perché lì c’è il Museo dello Squalo. Invece i piani sono miseramente cambiati, perché la guesthouse dove alloggiavamo era talmente brutta che appena abbiamo potuto siamo scappati a gambe levate.

Così, alle 8:00 di mattina, il museo ce lo possiamo scordare e andiamo subito in direzione del Monte Kirkjufell, una delle attrazioni più conosciute della zona.

Se volete conoscere tutto sul Monte Kirkjufell, cliccate qui.

Dopo aver fotografato da tutte le angolazioni possibili il Monte Kirkjufell e le suggestive cascate, ci rimettiamo in auto.

Passiamo prima per Ólafsvík, la più antica città commerciale dell’Islanda, poi attraversiamo Rif.

A Ólafsvík, all’interno di un vecchio magazzino, è allestito il Museo Marittimo, dove viene raccontata la storia della città legata principalmente alla pesca.

Nel tragitto verso Hellissandur, c’è una deviazione quasi obbligatoria da fare, che ci porterà via pochissimi minuti.

In cima a una collina c’è la chiesetta di Ingjaldsholl.

 

Ingjaldsholl

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Queste terre, da sempre al centro di racconti su incantesimi, spiriti e trolls, sono state per secoli possedimenti del clan Sturlunga. Solo nel 1350 il possesso passò al monastero di Helgafell.

Tra il XV e il XVIII secolo, Ingjaldsholl divenne un importante centro commerciale, tanto che si narra che qui, nel 1477, Cristoforo Colombo abbia trascorso un intero inverno. Chissà… forse venne in Islanda proprio per ascoltare le storie di Leif il Fortunato, che si dice sia approdato in America addirittura quattro secoli prima di Colombo.

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Però diciamocelo, ad attirarci qui è stata più che altro la chiesa, Ingjaldsholskirkja, che già nel XIX secolo era la terza chiesa più grande d’Islanda.

Questo è senza dubbio uno dei luoghi più spettacolari e suggestivi della Penisola di Snæfellsnes.

Basta guardarsi intorno. Da un lato il Breiðafjörður, dall’altro il ghiacciaio Snæfellsjokull.

Capite perché ho voluto assolutamente fermarmi qui?

Dopo un miliardo di foto, ci spostiamo a Hellissandur.

 

Hellissandur

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Hellissandur è un villaggio di pescatori che si trova nel punto più a nord-ovest della Penisola di Snæfellsnes. La posizione vicina al Snæfellsjökull National Park, le caratteristiche case islandesi ricoperte di erba e il Museo Marittimo, ne fanno un’importante meta turistica.

Poco dopo Hellissandur si entra nello Snæfellsjökull National Park.

Snæfellsjökull National Park

Islanda – Penisola di Snæfellsnes

Lo Snæfellsjökull National Park occupa la parte occidentale della penisola di Snæfellsnes ed è stato istituito nel 2001 per preservare la flora e la fauna locale.

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Il Parco Nazionale dello Snæfellsjökull è il più piccolo e il più recente tra i parchi nazionali islandesi ma forse, proprio grazie al suo vulcano, è il più famoso.

Tra campi di lava, spiagge nere, cascate e grotte, il re incontrastato del parco è lui, il vulcano Snæfellsjökull.

 

Snæfellsjökull

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  • Seguimi lungo la costa occidentale dell’Islanda. Ecco questa è la capitale Reykjavik. Adesso risali gli innumerevoli fiordi di queste coste erose dal mare e arrestati appena al di sotto del 65° grado di latitudine. Che cosa vedi?
    • Una specie di penisola simile a un osso spolpato che finisce con una rotula enorme.
  • Paragone azzeccato, ragazzo. Cosa vedi sulla rotula?
    • Una montagna che sembra essere sorta dal mare.
  • Benissimo. E’ lo Sneffels.
    • Lo Sneffels?
  • Certo! Una montagna alta 5.000 piedi, una delle più importanti dell’isola e senza dubbio tra poco la più famosa al mondo, se il suo cratere porta dritto dritto al centro della Terra.
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Snæfellsjökull.

Se vi sembra di avere già sentito questo nome, è merito di Jules Verne, perché da qui è iniziato Il Viaggio al Centro della Terra del professor Lidenbrock e di Arne Saknussemm.

Questo vulcano, uno dei più famosi d’Islanda, è alto 1446 metri e la sua cima è ricoperta da un ghiacciaio.

Bellissimo e visibile da qualsiasi punto del parco.

Non faccio fatica a credere che Jules Verne abbia scelto proprio lui tra tante altre montagne del mondo.

Dopo aver fantasticato un po’ sul surreale viaggio di Arne Saknussemm, proseguiamo lungo la Strada 574 – l’unica strada che costeggia il perimetro della penisola – fino a quando, alla nostra destra, non vediamo una  stretta strada asfaltata.

E’ la Strada 572, che ci porta dritti al parcheggio di Djúpalónssandur.

Dal parcheggio partono diversi sentieri. Uno di questi porta alla spiaggia. La passeggiata è brevissima, bastano appena 5 minuti per ritrovarsi di fronte al mare.

 

Spiaggia di Djúpalón

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Djúpalónssandur è una bellissima distesa di sabbia nera.

Subito alla fine del sentiero notiamo in terra quattro sassi, ma non sono sassi qualunque.

Tra i sassi levigati dal mare, ci sono quattro pietre più grandi della altre, legate alla vita dei pescatori. Infatti, sono le pietre che servivano per testare la loro forza.

Pesano rispettivamente 23, 54, 100 e 154 kg e ognuna di loro ha un nome.

Dal masso più piccolo al più grande, sono Amlóði, Hálfdrættingur, Hálfsterkur e Fullsterkur e i loro nomi significano rispettivamente Incapace, Gracile, Mezzo Forzuto e Furzuto.

Chi non riusciva a sollevare le pietre, non era adatto alla vita di mare.

E io ce la farò?

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Vabbè, che io e la vita di mare viaggiamo su binari paralleli in fin dei conti era già noto, senza bisogno di prove di forza.

Ma passiamo oltre, perché questa spiaggia è proprio ricca di attrazioni.

Infatti, sulla spiaggia ci sono anche i resti di un peschereccio inglese, Eding, naufragato nel 1948.

Purtroppo solo 5 membri dell’equipaggio su 19 si salvarono e i resti del relitto rimasero sempre sulla spiaggia.

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Non è la stessa cosa di quando abbiamo visto il rompighiaccio Garðar BA 64, perché in questo caso il peschereccio bisogna proprio assemblarlo per capire di cosa si tratta… ma noi andiamo sulla fiducia.

Dopo la spiaggia, c’è un’altra cosa bellissima da vedere.

Indovinate un po’? Un altro faro!

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Faro di Malarrif

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Questo è uno strano faro, con la forma di un razzo, molto diverso dai fari colorati di rosso e arancione, anche un po’ tozzi, che abbiamo visto fino ad ora.

Questa zona è stata per molti anni un importante luogo di pesca per questo motivo il faro alto 20 metri è da sempre un punto di riferimento per i pescatori.

E’ stato costruito nel 1917 e ricostruito trent’anni dopo, nel 1947.

Ed eccoli lì, i Pilastri di Londrangar, a poca distanza dal faro, raggiungibili seguendo lo stesso sentiero, alti uno 61 metri e l’altro 75.

E’ praticamente impossibile non notarli.

Sui pinnacoli nidificano moltissimi uccelli, tra i quali le pulcinelle di mare.

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Lo so… tranne adesso, perché ormai l’abbiamo capito, non è la stagione giusta e noi siamo già stati fin troppo fortunati a vedere i puffins nella spiaggia di Reynisfjara.

Tempo di qualche foto e di una breve passeggiata, poi risaliamo in auto alla volta di Arnarstapi.

 

Arnarstapi

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Arnarstapi, un villaggio di pescatori importante soprattutto durante il dominio della Danimarca, è stato l’ultima tappa del protagonista di “Viaggio al centro della terra” prima della scalata allo Snaefellsjokull.

Attenzione quando vi aggirate da queste parti. Pare che Bárður, mezzo gigante e mezzo uomo, sia il guardiano dell’area di Arnarstapi. C’è anche un’enorme statua che lo ricorda.

Da Arnarstapi parte il sentiero di 2,5 km che la collega a Hellnar.

Il sentiero si snoda lungo la costa, passando attraverso suggestivi campi di lava.

Il percorso, tra andata e ritorno, dura circa un’ora e mezza.

Durerebbe, perché in realtà noi ci siamo incamminati, ma quasi all’inizio abbiamo trovato un cancelletto che impediva di continuare.

Che si fa allora? Si prosegue in direzione opposta, ma sempre seguendo il sentiero.

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A parte le bellissime scogliere, qua c’è Gatklettur, una delle più caratteristiche formazioni rocciose.

Si tratta di un arco di roccia lavica proteso verso il mare, uno dei più conosciuti e dei più fotografati.

Ma non è bello solo l’arco, perché anche il panorama alle sue spalle è davvero spettacolare.

Valore aggiunto: il sole e le poche persone ci consentono di goderci questo spettacolo in tutta tranquillità.

Ritornati al parcheggio, beatificati dal paesaggio, ci rimettiamo in auto, in direzione di Reykjavik.

La nostra vacanza è proprio arrivata al capolinea, ma non si poteva concludere in modo migliore che con questa giornata di sole piena di cose meravigliose e uniche da vedere.

 

Se volete conoscere tutti i dettagli della nostra vacanza in Islanda, cliccate qui. 

 

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