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Islanda del Nord

L’Islanda selvaggia che non ti aspetti

Islanda del Nord – Cosa vedere – Itinerario

Oggi lasciamo i fiordi per poi ritrovarli tra qualche giorno e nel frattempo ci dedichiamo alla parte più selvaggia dell’Islanda, la parte settentrionale.

Strade sterrate, villaggi costieri, canyon, cascate e montagne. Viaggiando lungo la Arctic Coast Way si scopre, appunto, la parte più selvaggia dell’Islanda, dove la natura rivela tutto il suo splendore.

In settembre le strade sono discretamente percorribili anche con una normale auto berlina, ma se decidete per un periodo diverso, ricordate che una 4×4 è d’obbligo.

Noi ce la siamo cavata tutto sommato bene e di seguito trovate l’itinerario dettagliato di questi tre giorni.

 

07° giorno – 05/09/2023

Islanda del Nord – Cosa vedere – Itinerario

Dopo la bellissima esperienza dei Fiordi Orientali, da oggi ha ufficialmente inizio il nostro viaggio nell’Islanda del Nord.

Nei prossimi giorni, sempre che il meteo ce lo consenta, percorreremo buona parte della Arctic Coast Way, una strada costiera a tratti sterrata, che attraversa paesaggi remoti e pittoreschi villaggi, facendoci conoscere un’Islanda per niente turistica e decisamente diversa da quella dei giorni passati.

Quindi, su! Saliamo in macchina e partiamo.

La prima tappa è Vopnafjörður.

Da Egilsstaðir, per arrivare a Vopnafjörður, ci sono due alternative: seguire per buona parte del percorso la Hringvegur, quindi percorrere una strada decisamente più comoda ma che passa dall’interno, oppure imboccare la Strada 925, che poi diventa 917. In questo caso, la strada è sterrata, ma più panoramica.

Qualunque decisione prendiate, la durata è comunque molto simile, si impiega circa un’ora e mezzo.

Noi abbiamo scelto la Strada 925 e abbiamo avuto proprio una bella sorpresa.

Nonostante io sia terrorizzata dai cavalli, sono riuscita a combattere un po’ la paura e ad avvicinarmi quanto basta per una foto.

Qui in Islanda non potevo sicuramente lasciarmeli scappare.

I cavalli islandesi sono una razza molto forte che viene utilizzata per il lavoro agricolo, ma anche per partecipare a gare o mostre.

Pensate che per evitare che questa razza molto pura si indebolisca, se un cavallo lascia per un qualsiasi motivo l’Islanda, non può più rientrare.

Islanda del Nord – Cosa vedere – Itinerario

Cavalli a parte, siamo finalmente arrivati a Vopnafjörður, un tranquillo villaggio affacciato sul fiordo.

Islanda del Nord – Cosa vedere – Itinerario

Non c’è molto da vedere qui, giusto una veloce passeggiata, un caffè e qualche foto.

Da qui, con buona pace della comodità e tirando fuori tutto il nostro spirito d’avventura, imbocchiamo la Strada 85, che collega i villaggi del Nord ad Húsavík, dove ci fermeremo due notti.

Dopo mezz’ora siamo a Bakkafjörður.

Bakkafjörður

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Affacciato sull’omonimo fiordo, Bakkafjörður è un tranquillo villaggio con una popolazione di meno di 80 abitanti, un  negozio, una pompa di benzina, una scuola e anche un piccolo aeroporto.

Qui il turismo sta prendendo sempre più piede, ma comunque la pesca rimane l’attività principale.

Nonostante sia così piccolo e in posizione piuttosto remota, questo villaggio detiene un primato: la chiesa in legno di Bakkafjörður, costruita nel 1845, è la più antica dell’Islanda orientale.

Poco distante da Bakkafjörður, a circa mezz’ora d’auto, c’è Þórshöfn, altro piccolo villaggio dove la pesca e la lavorazione del pesce sono da sempre l’attività principale.

In macchina ci godiamo il paesaggio, contenti di aver scelto di visitare anche questa remota parte dell’isola.

Ad un certo punto la Strada 85 si divide in due. Destra o sinistra?

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Visto che tutto sommato il meteo sembra essere dalla nostra parte, decidiamo per una piccola deviazione, così la nostra prossima meta diventa Raufarhöfn, nella penisola di Melrakkasletta.

La strada non è sempre aperta nel periodo invernale, ma adesso, all’inizio di settembre, non ci sono problemi.

 

Raufarhöfn

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Raufarhöfn è il villaggio più a nord dell’Islanda, senza contare le isolette minori, ovviamente.

Proprio per la sua posizione, Raufarhöfn ha guadagnato l’appellativo di Arctic Circle Village.

Fino agli anni ’60, Raufarhöfn è stato un importante centro commerciale, soprattutto grazie alla pesca e alla lavorazione delle aringhe.

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Su un’altura vicina al villaggio, c’è una grande opera in pietra, l’Arctic Henge, che richiama la mitologia locale.

72 blocchi di pietra ricordano i 72 gnomi del poema epico Vǫluspá (La profezia della Veggente), mentre i quattro archi in pietra rappresentano le quattro stagioni.

Ci siamo solo noi di fronte a quest’opera che ad una prima occhiata potrebbe richiamare la più famosa Stonehenge, ma che in realtà è stata costruita solo qualche decennio fa. Questo non importa, però, perché il luogo è decisamente magico.

E guardando proprio di fronte a noi c’è il caratteristico faro arancione.

Dobbiamo assolutamente andare a vederlo da vicino.

Anche qui siamo da soli.

Ci godiamo un po’ di pace per qualche minuto, poi risaliamo in auto alla volta di Kópasker.

 

Kópasker

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Kópasker è un piccolo villaggio che sorge sulle rive dell’Öxarfjörður.

Islanda del Nord – Cosa vedere – Itinerario

Ma noi siamo venuti fin qui perché appena fuori dal paese, in direzione di Húsavík, si incontra una deliziosa chiesetta bianca dal tetto rosso, che tanto si presta ad essere fotografata.

E’ Snartarstadakirkja, che sorge proprio vicino al Boka-og Byggdasafn, un museo locale dove sono raccolti oggetti che raccontano la storia del paese.

Circa un’ora e un quarto e quasi 100 km ci dividono da Húsavík, l’ultima tappa della nostra giornata.

Abbiamo deciso di fermarci due notti ad Húsavík, perché le cose da vedere nelle vicinanze sono tante, non ultimo il famoso Diamond Circle, al quale ci dedicheremo domani.

Arriviamo allo Skógar Sunset Guesthouse nel bel mezzo del pomeriggio, quindi abbiamo un po’ di tempo per visitare Húsavík.

 

Húsavík

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Affacciata sulla baia di Skjálfandi, Húsavík è conosciuta soprattutto per essere la capitale del whale watching.

Dal porto partono moltissime escursioni per l’avvistamento delle balene e quasi sempre chi vi partecipa ne esce soddisfatto.

Nella baia di Skjálfandi, infatti, vivono un gran numero di cetacei e non è difficile avvistarli mentre fanno capolino dall’acqua o cavalcano le onde.

Nonostante sia poco più di un paese, Húsavík ci sembra una metropoli a confronto dei villaggi visti finora.

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A Húsavík c’è un museo in particolare che attira la nostra attenzione. E’ il Museo della Balena, dove non solo viene spiegata la vita dei cetacei, ma anche la storia dell’industria baleniera. Perché non andare?

Il museo è molto interessante e tra le altre cose, sono esposti anche scheletri di balena. La visita porta via meno di un’ora e secondo me è da non perdere.

Ma torniamo alla nostra passeggiata per le stradine di Húsavík e andiamo a vedere la chiesa.

Husavikurkirkja fu costruita nel 1907 con il legno proveniente dalla Norvegia. Il campanile è alto 26 metri. Entrando, la prima cosa che salta all’occhio è la mancanza di un pulpito ed è proprio questo a rendere particolare questa chiesa.

Essendo una città di mare, ad Húsavík non poteva mancare il faro, che si trova poco fuori dal centro, su un promontorio. Il faro è stato costruito nel 1965 e da qui la vista sull’Oceano è davvero incomparabile.

Ok, direi che Húsavík non ha quasi più segreti per noi. Possiamo fare un po’ di spesa per la colazione di domani, scegliere un locale dove mangiare qualcosa e poi andare a dormire.

Domani la giornata sarà lunga, il Diamond Circle ci aspetta.

 

08° giorno – 06/09/2023

Islanda del Nord – Cosa vedere – Itinerario

Oggi ci dedichiamo al Diamond Circle, un circuito di circa 260 km, forse meno frequentato e turistico del Golden Circle ma, proprio per il fatto che è più selvaggio, potrebbe risultare addirittura più suggestivo.

In Islanda, comunque, devo ancora vedere qualcosa che non mi abbia colpito. Non sarà certo il Diamond Circle a deludermi.

Il Diamond Circle, proprio per la sua bellezza, merita un capitolo a parte, quindi per scoprire tutti i segreti di questa parte dell’Islanda, cliccate qui.

Tra cascate, canyon, laghi, sorgenti calde, e pozze di fango bollenti, la giornata trascorre veloce.

Visto che Husavik tutto sommato è un paese vero e proprio, ne approfittiamo per mangiare qualcosa fuori e goderci il centro di questa deliziosa cittadina.

 

09° giorno – 07/09/2023

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Dopo aver percorso in lungo e in largo il Diamond Circle, nei piani di oggi c’è la Penisola di Tröllaskagi.

Colazione, uno sguardo all’app del meteo – perché oggi il tempo deve essere assolutamente clemente – e siamo pronti per partire.

Visto che ieri abbiamo fatto in tempo a vedere anche Goðafoss, possiamo andare direttamente ad Akureyri.

Abbiamo tanti chilometri da percorrere prima di raggiungere Hvammstargi dove abbiamo prenotato una stanza al North West Restaurant & Guesthouse.

 

Akureyri

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Affacciata sull’ Eyjafjörður e attraversata dal fiume Glerá, Akureyri è la seconda città più grande dell’Islanda, ma è comunque poco più di un paese per i nostri canoni, con meno di 20.000 abitanti.

Nella letteratura, si parla di Akureyri già dal IX-X secolo. Pare che il fondatore della città sia stato un vichingo, Helgi Magri Eyvindarson.

Negli anni è sempre stata un punto strategico e un importante porto commerciale, tanto che la pesca è ancora l’attività principale di questa città.

In estate Akureyri si anima grazie ai numerosi festival, ma anche durante il periodo invernale ha il suo fascino e rimane comunque una città piuttosto viva, complice anche la sua posizione che ne fa il punto ideale di partenza per visitare il nord del paese.

Tra una chiacchiera e l’altra, ne approfittiamo per farci un giro.

La chiesa di Akureyri, Akureyrarkirkja, si trova su di una collina al centro della città ed è in netto contrasto con le chiesette viste fino ad ora.

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Costruita nel 1940 su progetto dell’architetto Guðjón Samúelsson – lo stesso della Hallgrímskirkja a Reykjavík – richiama per la sua struttura la natura circostante, le tipiche colonne basaltiche dell’Islanda. Nelle vetrate sono raffigurate scene della storia cristiana islandese e all’interno è custodito un grande organo con più di 3.000 canne. Al soffitto è appesa una grande nave.

Purtroppo la chiesa è chiusa, quindi non possiamo vederla all’interno.

Allora che si fa? Consoliamoci con un po’ di shopping.

La strada pedonale che attraversa il paese è piena di negozi e di locali.

Chi siamo noi per non sbizzarrirci con qualche souvenir?

E se proprio proprio non possiamo darci alla pazza gioia, almeno compriamo una calamita, perché alla palla di Natale penseremo tra un po’.

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Il tempo è tiranno, non possiamo soffermarci troppo su Akureyri, ma una cosa la dobbiamo vedere assolutamente e sto parlando della Casa di Natale, che si trova a soli 10 minuti d’auto fuori dalla città.

E’ aperta tutto l’anno e non possiamo certo perdere l’occasione per comprare la nostra palla di Natale.

Spoiler: tra i tanti negozi tema Natale che ho visto (perché io adoro i Natale e ogni occasione è buona), questo è tra quelli che mi sono piaciuti di più e se anche voi siete fan sfegatati di Santa Claus, vi consiglio una breve sosta.

 

Da Akureyri a Dalvik

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Lungo la strada per Dalvik, facciamo una piccola deviazione verso Hjalteyri, un piccolo villaggio affacciato sullo Eyjafjörður.

Ancora oltre, deviando sulla Strada 809, ci spostiamo verso Hauganes, altro villaggio di pescatori dove davvero l’odore del pesce ti accompagna ovunque.

Torniamo sulla Hringvegur e ancora un’altra deviazione, questa volta sulla Strada 808, in direzione di Árskógssandur.

Sono entrambi piccoli villaggi, ma in una bellissima posizione, quindi se avete un po’ di tempo, il mio consiglio è quello di fermarsi a godere del bellissimo panorama.

Ancora pochi chilometri e siamo finalmente a Dalvik.

 

Dalvik

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Dalvik è un colorato paesino circondato da montagne che si affaccia sull’Eyjafjörður.

Anche qui è ovviamente tutto è incentrato sul porto, ma non solo perché la pesca rimane l’attività principale, piuttosto per il fatto che da qui partono i traghetti per Grimsey e Hrisey.

Purtroppo per noi, niente traversata, ma ci accontentiamo di spostarci a Ólafsfjörður.

 

Ólafsfjörður

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Ólafsfjörður è un villaggio di pescatori circondato da montagne e adagiato tra il fiordo e l’Ólafsfjörðarvatn.

Qui i turisti si riversano a bizzeffe.

Beh, a dire la verità adesso non ce ne sono poi tantissimi… ma tra sci, pesca e trekking, questo è veramente il posto ideale per chi ama la vita all’aria aperta.

Incredibile quanto questo piccolo paese possa offrire, sia durante la stagione estiva che quella invernale.

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Ólafsfjörður viene spesso associato a Siglufjörður, al quale è collegato dall’Héðinsfjörður Tunnels, un tunnel lungo 11 km.

Andiamo!

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Siglufjörður

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Siglufjörður è un piccolo villaggio dove l’attività principale rimane la pesca. Se fino a qualche anno fa le aringhe rappresentavano la maggior fonte di reddito del paese, ora non si pescano più e hanno lasciato il posto ad altri pesci.

L’immancabile chiesetta, diversi locali e ristoranti, musei. Nonostante le sue dimensioni piuttosto ridotte, Siglufjörður è comunque un villaggio molto ambito dai turisti, racchiuso tra le montagne, i ghiacciai e l’omonimo fiordo.

Dopo Siglufjörður, è la volta di Hofsós.

 

Hofsós

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Affacciata sullo Skagafjordur, proprio di fronte all’isola di Drangey, Hofsós è un altro dei villaggi che attraversiamo oggi.

A Hofsós c’è un museo, The Icelandic Emigration Center, dove si ripercorre la storia dell’emigrazione di massa in Nord America nel 1800.

In quegli anni l’Islanda era un paese povero, devastato da carestie, epidemie e disastri naturali, per cui molti degli abitanti decisero di spostarsi in cerca di fortuna. In questo centro è raccontata in modo chiaro la storia di quel periodo, ma anche di come l’America non fosse per tutti una soluzione migliore.

Ma Hofsós è conosciuta soprattutto per la sua piscina termale affacciata sul fiordo, una delle più famose dell’Islanda.

Ci rimettiamo in auto in direzione di Hólar. Pochi chilometri dopo Hofsós, lungo la costa troviamo le meravigliose formazioni di basalto di Staðarbjargavík. Si dice che nel passato questa zona fosse popolata da elfi, tanto da essere la capitale elfica dello Skagafjordur.

 

Hólar

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Hólar è conosciuta principalmente per la sua cattedrale. Questa piccola città, infatti, è stata sede vescovile per moltissimi anni.

Già dall’XI secolo, Hólar aveva la sua chiesa.

La Cattedrale che vediamo oggi è la chiesa di pietra più antica dell’Islanda, costruita in mattoni rossi provenienti dal monte Hólabyrða. I lavori per la sua costruzione terminarono nel 1763 e vennero finanziati dai luterano scandinavi.

L’interno è semplice, non pensate alle cattedrali che siamo abituati a vedere noi, ma è particolarmente suggestiva e accogliente. Accanto, l’immancabile piccolo cimitero.

Ma Hólar non è solo la sua cattedrale, perché proprio vicino alla chiesa, c’è una caratteristica fattoria con il tetto in torba.

Via alle foto!

Lasciata Hólar, in men che non si dica attraversiamo Skagafjörður e Sauðárkrókur, due piccoli villaggi affacciati sullo Skagafjörður, poi proseguiamo verso Blönduós, che dista circa 40 minuti d’auto da Hvammstangi.

 

Blönduós

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Blönduós è attraversata dal fiume Blandá, che nasce dal ghiacciaio Hofsjökull e sfocia nella baia di Húnaflói. Nel fiume c’è una piccola isola, Hrútey, collegata alla terraferma da un ponte.

Il centro storico è proprio affacciato sul mare. Alcune delle case che vediamo sono quelle originali di anni fa, quando Blönduós era un’importante città portuale con una fiorente economia.

Tra le case, ce n’è una in particolare, Hillebrandshús, un’antica casa in legno costruita a Skagaströnd e trasferita a Blönduós nel 1877.

Dopo un breve giretto per il paese, che in effetti non mi ha entusiasmato particolarmente, risaliamo in auto alla volta di Hvammstangi.

 

Hvammstangi

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Hvammstangi è l’ultima tappa della Arctic Coast Way, da qui domani inizierà ufficialmente il nostro viaggio attraverso i Fiordi Occidentali.

Per oggi ci fermiamo qui, ma dopo aver lasciato i bagagli al North West Restaurant & Guesthouse, diamo un’occhiata al paese.

Hvammstangi si affaccia sul Miðfjörður e in passato è stata un importante centro commerciale. A testimonianza di questo, nel centro della cittadina è stato aperto un museo, il Trade Museum Bardusa, che illustra lo sviluppo economico di Hvammstangi dall’Ottocento ad oggi.

Ma le foche sono l’attrazione principale di Hvammstangi e al Selasetur Íslands, il Museo Islandese della Foca, troverete tutte le informazioni possibili su questi simpatici animali.

Sarebbe bello vedere le foche anche dal vivo, ma per farlo – e non è sicuro di avvistarle perché ovviamente le foche sono animali selvatici – dovremmo spingerci fino a Illugastadhir, una ventina di chilometri più a nord, ma il tempo oggi è stato tiranno e abbiamo dovuto scegliere cosa vedere.

E’ quasi ora di cena e siamo stanchi morti. I panorami di oggi, però, meritano tutti i chilometri percorsi e la stanchezza accumulata.

Andiamo a riposarci, perché domani si parte alla volta dei Fiordi Occidentali.

 

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