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Tokyo – Cosa vedere

Tra le via della capitale nipponica per scoprire i segreti di Tokyo

Tokyo cosa vedere

Ed eccomi qua, a quattro anni di distanza, pronta per ritornare a Tokyo.

L’obiettivo è quello di scoprire luoghi nascosti, quelli che generalmente, per mancanza di tempo, non rientrano nell’itinerario classico della prima volta a Tokyo, ma anche quello di vedere Tokyo addobbata e illuminata in vista del Natale (le luci di Shinjuku e Shibuya non mi bastano).

Sì, lo so, il Natale non è una vera e propria festa in Giappone, non una ricorrenza religiosa almeno, ma si sa, ogni occasione è buona per festeggiare… e per un po’ di buono e sano consumismo. Anche in Giappone, infatti, alla Vigilia di Natale c’è il consueto scambio dei regali, ma la particolarità è che i regali non sono per tutti, ma solamente per i fidanzati.

Così, anche qui mercatini e alberi di Natale non possono di certo mancare e già da metà novembre, Tokyo si riveste di luci e addobbi.

Se anche voi siete curiosi di scoprire una Tokyo “diversa dal solito” venite con me.

 

1° giorno – 26/11/2019

Tokyo cosa vedere

Un po’ stanchi per il viaggio ma come sempre desiderosi di conoscere cose nuove, alle 11.20 atterriamo all’Aeroporto Internazionale di Narita.

Come raggiungere il centro di Tokyo?

Noi abbiamo scelto il Narita Express e alle 14:30 siamo in albergo.

La tentazione sarebbe quella di riposarci un po’, ma abbiamo pochissimi giorni e dobbiamo sfruttarli al meglio.

Quindi… Shibuya, arriviamo!

 

Shibuya

Tokyo cosa vedere

Arrivati a Shibuya, la prima sensazione che si ha è quella di trovarsi a Manhattan e di aver sbagliato fermata della metro. Invece no, siamo nel posto giusto, tra insegne al neon e centri commerciali, al centro di una Tokyo modernissima, distante anni luce dai templi e dai giardini zen.

Shibuya è famosa soprattutto per il suo incrocio, il più trafficato al mondo. Chissà quante volte avrete sentito parlare di Shibuya Crossing, una vera marea di persona tra la quale non è poi così facile districarsi.

Ci riuscirò?

Guardate un po’.

Statua di Hachiko

Tokyo cosa vedere

E comunque è troppo bello essere qui, sfidare la folla per arrivare alla statua di Hachiko, il cane di razza Akita che ogni giorno, per nove lunghissimi anni, si è recato alla stazione di Shibuya in attesa dell’arrivo del suo padrone, Eisabura Ueno, che però non poteva raggiungerlo perché morto sul posto di lavoro stroncato da un attacco cardiaco. Il cane diventò ben presto l’amico di tutti e soprattutto l’icona di Shibuya.

Così, nel 1934 venne eretta proprio qui una statua in bronzo che ricorda l’amore dell’animale per il suo padrone, mentre il vero Hachiko, impagliato, si trova al Museo Nazionale delle Scienze e della Natura di Tokyo.

Statua di Hachiko a Shibuya

Lacrimuccia?

Per riprenderci, pensiamo a Richard Gere, che impersonava il professore nel film “Hachiko – Il tuo migliore amico”.

Ok, adesso siamo pronti ad addentrarci nelle strade del quartiere, tra cartelloni pubblicitari, insegne luminose e negozi addobbati a regola d’arte per il Natale.

 

Per le strade di Shibuya

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Si parte da Center Gai, la via pedonale affollatissima, fiancheggiata da negozi e locali. Adoro passeggiare qui, anche se ogni tanto la folla testa i miei nervi. Dopo la Cina, comunque, sono certa che riuscirò a superare qualsiasi tipo di calca.

Center Gai

Dopo aver scandagliato tutti i centri commerciali della zona, Tokyu Hands in testa, e dopo aver svaligiato Daiso, l’equivalente del nostro “tutto a 99 cent”, siamo pronti per la cena.

Ho una gran voglia di tornare da Genki Sushi, dove i piatti si ordinano tramite I-pad. Non sarà un locale caratteristico al 100%, ma erano quattro anni che aspettavo di tornare.

Genki Sushi

Sono proprio soddisfatta, anche se il fuso inizia a farsi sentire. Tutto sommato, direi che ho retto abbastanza bene, ma è ora di rientrare in albergo. 

Domani ci aspettano tante novità.

 

2° giorno – 27/11/2019 

GOTOKUJI – IKEBUKURO – AKABANE

Tokyo cosa vedere

Oggi ascolto il consiglio di Cugi e vado a visitare il Gotokuji, il tempio famoso per i Meneki-Neko o meglio, proprio il luogo dove i Maneki-Neko sono nati.

Amanti dei gatti, venite con me!

Ehi… anche tu, che coi gatti non vai tanto d’accordo, vieni!

 

Gotokuji

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Il Gotokuji si trova un po’ fuori dal centro di Tokyo, nel quartiere di Setagaya, a circa una quindicina minuti di treno dalla stazione di Shinjuku.

Una volta arrivati alla stazione di Gotokuji, altri 10 minuti a piedi e siamo davanti all’ingresso del tempio.

Piove, non fortissimo, ma piove. Per fortuna non ci sono molti turisti, così ne approfittiamo per un giretto tranquillo all’interno del complesso.

Gotokuji

Subito la pagoda, bellissima. In questo periodo dell’anno i colori autunnali la valorizzano particolarmente.

Ancora due passi e ci ritroviamo circondati dai Maneki-neko, i famosi gattini propiziatori che ci accolgono in ogni ristorante orientale che si rispetti.

Di tutte le dimensioni, appoggiati su mensole o in terra, i Maneki-neko sono i protagonisti indiscussi del tempio.

I Maneki-Neko del Gotokuji

I Maneki-neko sono circondati da un alone di magia.

Le leggende che li riguardano sono tante, ma la cosa certa è che questi simpatici gattini portano fortuna.

Così, prima di dirigerci verso altre mete, passiamo dal negozietto di souvenir per prendere un paio… non si sa mai!

Il Gotokuji è stata una piacevole scoperta. Non troppo affollato, originale, accogliete, trasmette un grandissimo senso di pace.

Se siete curiosi di conoscere qualcosa in più sui Maneki-neko, cliccate qui.

Visto che però non vorrei diventare troppo buona, dopo la spiritualità del tempio ci vuole un po’ di modernità.

Andiamo a Shinjuku. D’altra parte il treno ferma proprio lì e la scelta è quasi obbligata.

 

Shinjuku

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A Shinjuku i grattacieli si mescolano ai templi e grandi magazzini si alternano agli uffici. Un quartiere vivo e giovane dove fare una piacevole passeggiata.

Shinjuku

La zona più caratteristica di questo quartiere è probabilmente Golden Gai, un insieme di stretti vicoli, sei per la precisione, nei quali si trovano gli YAKITORI-YA, famosi locali dove gustare i classici spiedini di pollo, gli yakitori, appunto.

Passeggiando passeggiando, quasi per caso, ci ritroviamo nel bel mezzo del Quartiere Coreano, immersi nei suoi profumi e nei suoi colori.

Quartiere coreano

E’ una zona veramente viva. Locali, negozi, vicoli. Affollatissima e vivace, giovane, quasi un altro mondo rispetto alla Tokyo che abbiamo conosciuto fino ad ora. 

Sarebbe bello assaggiare qualcosa di tipico, ma è ancora presto, magari torneremo nei prossimi giorni.

E adesso shopping!

Dalla stazione di Shin-Okubo prendiamo il treno della Yamanote e appena tre stazioni dopo, siamo a Ikebukuro.

 

Ikebukuro

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La stazione di Ikebukuro è incastonata tra una serie di palazzi, la maggior parte dei quali ospita grandi magazzini.

Uno di questi, il Seibu, ha deciso di stupirci.

Arrivati all’ottavo piano con l’ascensore, scorgiamo una scala un po’ nascosta. Dove porterà?

I tetti, si sa, spesso riservano grandi sorprese, panorami fantastici e punti di vista diversi, ma qui c’è qualcosa in più.

Prima ci troviamo davanti ad un grazioso giardino,

e girovagando ancora un po’, nascosto dalle piante, ecco addirittura un tempio.

A Tokyo i contrasti sono veramente dietro l’angolo e basta curiosare un po’ per rimanere a bocca aperta.

Torniamo giù e questa volta a rapirci è il caos del quartiere, un brulicare di ragazzi che entra ed esce dai centri commerciali e dai negozi adatti per lo più ai giovanissimi. 

Ikebukuro

Ikebukuro si potrebbe probabilmente definire il quartiere ideale per gli amanti dello shopping.

Impossibile venire fin qui senza farsi tentare da Sunshine City, il grandissimo centro commerciale che ospita al suo inteno un acquario, un planetario, moltissimi negozi, innumerevoli ristoranti e addirittura il Pockemon Center.

Inutile dire che qui il pomeriggio è trascorso più che velocemente.

E adesso che si fa?

Io un’idea ce l’ho. C’è un quartiere a nord di Tokyo, un quartiere per lo più residenziale dove però voglio andare.

Avevo detto che questa volta avrei scovato gli angoli più nascosti della città e così farò.

Si parte alla volta di Akabane, raggiungibile da Ikebukuro con un treno della Saikyo Line. 

 

Akabane

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Come ho già accennato, Akabane è un quartiere che non rientra sicuramente nei soliti percorsi turistici, per lo meno non andrete ad Akabane se si tratta della vostra prima volta a Tokyo.

Questo quartiere è l’ideale soprattutto per chi vuole immergersi nella vita reale della città, con locali che non saranno mai troppo turistici, templi e centri commerciali dove quasi sicuramente troverete solo gente del luogo.

Allora via, aggiriamoci per le strade di Akabane.

Per prima cosa non posso fare a meno di notare una galleria commerciale, già addobbata per il Natale, dove si trova un Daiso di sei piani.

Avete presente quanto tempo potrei stare lì dentro?

Akabane

Ma Akabane non è sempre stato il quartiere tranquillo che vediamo ora. Nel secondo dopoguerra era addirittura uno delle maggiori piazze del mercato nero, ma con il tempo è stato rivalutato e scelto sopratutto da lavoratori e studenti per i prezzi decisamente più contenuti rispetto al centro di Tokyo.

E di chiacchiera in chiacchiera, ecco finalmente un segno tangibile del Natale.

ブーン・ナターレ

Si è fatto tardi, ancora una breve passeggiata per raggiungere la stazione della metropolitana di Akabane-Iwabuchi e… ecco un’altra delle sorprese che riserva questa bellissima città.

Yakumo Jinja

Sarà forse l’orario, nel tempio a quest’ora ci siamo solo noi, ma qui si respira un grande senso di pace. 

E’ arrivato il momento di mangiare qualcosa e di tornare verso il centro. Shibuya non ci deluderà neanche stavolta. Andiamo!

 

3° giorno – 28/11/2019

YANAKA – UENO – AKIHABARA – OMOTESANDO – SHIBUYA

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Avevo detto che tornando a Tokyo avrei voluto vedere posti nuovi, che non avevo visto nel 2015. Già ieri sono stata decisamente accontentata, ma ci sono ancora tante altre cose da scoprire.

 

Yanaka

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Iniziamo da Yanaka, un quartiere che ha conservato intatto il suo fascino e che non ha ceduto alle lusinghe del mondo moderno.

Tra vicoli e botteghe, scene della vita di tutti i giorni, insomma.

 

Yanaka Ginza

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Iniziamo da Yanaka Ginza, la via principale. Non aspettatevi una larga strada commerciale, però. Qui le caratteristiche botteghe frequentate dagli abitanti del quartiere invogliano ad entrare, tanto è familiare l’aria che si respira.

Yanaka Ginza

Ma i veri protagonisti qui sono i gatti. Un intero negozio dedicato a loro. Gadget di ogni tipo per gli amanti dei felini. Come non pensare a Cugi e alla sua passione per questi animali?

Regalino? Certo!

Arrivati al termine della strada, torniamo indietro, sotto la pioggia, purtroppo, e una volta attraversato il famoso Cimitero di Yanaka, raggiungiamo il Tennoji, il tempio più grande e importante del quartiere.

Tennoji

Impossibile non notare il grande Buddha con alla spalle un altissimo grattacielo. Che città meravigliosa è Tokyo!

 

Cedro Himalayano e Fuji Yanaka

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Girovaghiamo ancora un po’ senza meta, imbattendoci quasi ad ogni passo in templi e santuari, fino ad arrivare al grande Cedro Himalayano la cui storia è strettamente legata ai proprietari del piccolo negozietto che lo affianca, Mikado Pan.

Cedro Himalayano e Mikado Pan

Si narra, infatti, che l’albero sia stato piantato in questo luogo proprio dal nonno dell’attuale proprietario quasi un secolo fa. Di fianco all’albero, cartelli e insegne ne ricordano la storia, ma purtroppo è tutto scritto esclusivamente in giapponese, così come il sito internet dedicato interamente al cedro.

Il cedro si trova ad un bivio. Se teniamo la nostra destra, incontriamo il Fuji Yanaka, un minuscolo santuario realizzato con la pietra lavica e direzionato proprio verso il Monte Fuji, di cui ha l’aspetto.

Fuji Yanaka

La nostra passeggiata per Yanaka continua tra viuzze nascoste, templi e giardini. Perché il bello è proprio questo, girare “a caso” mescolandosi tra le signore con le buste della spesa, i bambini che si rincorrono e gli anziani che si ritrovano in strada per passare insieme un po’ del loro tempo.

E cammina cammina, ci ritroviamo all’ingresso del Parco di Ueno.

 

Parco di Ueno

Tokyo cosa vedre

Il parco di Ueno è il polmone verde della città, il parco più grande di Tokyo.

Aperto nel 1973, ospita numerosi templi e santuari, diversi musei e uno zoo. Il laghetto è particolarmente caratteristico e attira un gran numero di visitatori, così come il tempio Bentendo che si trova proprio lì vicino. 

Attraversiamo il parco godendoci un po’ di tranquillità e soprattutto con la consapevolezza che raggiungeremo prestissimo il mio posto preferito, il quartiere che più di tutti mi rispecchia. Quale? Akihabara, naturalmente!

 

Akihabara

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Dall’uscita del parco, teniamo come punto di riferimento i binari della Yamanote e costeggiamo tutta la linea.

Prima di perderci tra anime, manga e videogiochi, però, c’è una cosa che dobbiamo assolutamente fare: andare nel nostro locale preferito a mangiare il ramen.

Questo non è sicuramente un locale turistico. Qui vengono in lavoratori in pausa pranzo e comunque solo gente del luogo. Il ramen è veramente eccezionale e ci credete se vi dico che l’itinerario di oggi è stato studiato proprio per essere qui a quest’ora? 

Soddisfatti, possiamo finalmente confonderci tra i colori e i suoni di Akihabara.

I suoni sono quelli dei videogiochi che sembrano richiamarmi come le Sirene di Ulisse e i colori… beh, basta alzare lo sguardo tra i palazzi e non potete dire di no… sembra di stare in un fumetto!

Akihabara

Akihabara, il mio regno, il regno dei videogiochi, appunto, ma anche dell’elettronica e del divertimento. E non solo! Akihabara è il posto ideale soprattutto per gli amanti dei manga, degli anime e dei Maid Café.

Qui ogni cosa sembra essere staccata dalla realtà, o almeno dalla nostra. Tutto parla di divertimento e spensieratezza.

Da dove iniziare quindi?

Scandagliamo uno per uno ogni negozio, proviamo i videogiochi, ritorniamo un po’ indietro nel tempo, alle vecchie consolle e ai pomeriggi degli anni ’80 passati con gli amici in sala giochi.

Sega World, Super Potato Retro-Kan, Taito e tanti altri. Piani e piani di videogiochi che ci aspettano. 

E dopo qualche ora passata così, mi costringono a cambiare genere.

Ok, accetto, ma ad una condizione: andiamo a vedere un po’ di luci natalizie a Omotesando?

Questa volta, però, ci spostiamo in metropolitana, di chilometri ne abbiamo già fatti abbastanza!

 

Omotesando

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Omotesando è un grande viale conosciuto e frequentato soprattutto per i suoi negozi di grandi firme. Un po’ Rodeo Drive, un po’ Fifth Avenue, un po’ Champs Elisée, Omotesando ha comunque una sua identità e passeggiare qui, sopratutto in questo periodo quando ogni albero è illuminato, ha qualcosa di magico.

Omotesando

Dopo i negozi lussuosi e le boutique di Omotesando, ci aspettano Cat Street e Takeshita-Dori, dove il target è decisamente diverso. Il regno delle ragazzine e dei giovanissimi, negozi alla moda in perfetto stile giapponese. Forse stoniamo un po’ agli occhi dei ragazzini che ci scorrazzano intorno, ma in fondo noi ci sentiamo giovani dentro… 

Takeshita-dori

E adesso che si fa?

Una bella passeggiata fino a Shibuya, una cenetta veloce e anche per oggi abbiamo superato i 20 km a piedi. Possiamo decisamente riposarci, domani ci aspetta il TeamLab di Odaiba.

 

4° giorno – 29/11/2019 

ODAIBA – GINZA

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Altro giorno a Tokyo, altra cosa nuova da vedere. Quella che, a dire la verità, tra tutte mi incuriosisce di più.

Sto parlando del TeamLab Borderless a Odaiba. Cos’è? Stradafacendovedremo…

Forza, non perdiamo tempo, saliamo in metropolitana!

 

Odaiba

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Odaiba è un’isola artificiale costruita negli anni 90, una zona relativamente nuova di Tokyo.

Per raggiungerla bisogna prendere la metropolitana fino a Shimbashi e da lì la Yurikamome Line, scendendo a Odaiba Kaihin-koen o a Daiba.

Decidiamo di scendere a Daiba, anche se la fermata consigliata per il TeamLab è Odaiba Kaihin-koen. 

E’ relativamente presto e possiamo approfittarne per farci una bella passeggiata quando ancora Odaiba non è affollata.

Fiancheggiamo il Diver City Tokyo Plaza, uno dei centri commerciali più famosi di Tokyo e proprio lì davanti c’è la grandissima statua di Gundam.

Impossibile resistere e non fare la consueta foto.

Gundam (quello dietro)

Al centro commerciale penseremo dopo, anche perché i biglietti per il TeamLab Borderless sono limitati. E’ sempre meglio prenotare anticipatamente direttamente dal sito, ma non so per quale motivo, questa volta non ci sono riuscita. Incrociamo le dita, quindi. E’ presto, il museo è appena aperto e ce la dovremmo fare.

 

TeamLab Borderless

Tokyo cosa vedere 

Bene, biglietto alla mano, siamo pronti per entrare.

Ma cos’ha di particolare questo museo? Perché lo voglio assolutamente vedere? E poi io non sono neanche un’amante dei musei…

Il TeamLab Borderless è un museo molto particolare, un museo digitale, il primo al mondo, dove gli effetti speciali sono i veri protagonisti.

Ci si aggira tra le stanze avendo la sensazione di fare parte di un’opera d’arte.

Questo perché le opere d’arte non sono statiche, come di solito siamo abituati a vederle. Niente Gioconde o David, qui grazie ai computer è tutto in movimento.

Così si cammina tra i cristalli

o ci si addentra nella stanza delle lanterne,

ma anche mentre ci si aggira tra i vari piani del museo, nei muri ci sono continue proiezioni, sempre in movimento.

Come avrete capito, è un museo molto particolare e più che raccontarlo, vale la pena di visitarlo.

Perderete un’intera mattinata aggirandovi curiosi tra le stanze e ne uscirete sicuramente sbalorditi.

Assolutamente consigliato!

 

Lasciato il TeamLab, è il momento di una bella passeggiata a Odaiba, tra i tanti centri commerciali, Diver City Tokyo Plaza, Palette Town e Venus Fort in testa, l’edificio della Fuji TV, il Rainbow Bridge e addirittura la Statua della Libertà.

E’ già tardo pomeriggio, tra una sosta per il pranzo e le mille fotografie per immortalare Odaiba, il tempo è passato fin troppo velocemente.

Abbiamo ancora tante cose da vedere oggi.

Spostiamoci a Ginza.

 

Ginza

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Ginza è uno dei quartieri più in voga per lo shopping qui a Tokyo. Oggi è anche il Black Friday, ma ho la sensazione che qui non sia poi così sentito. Vale la pena comunque sbirciare in qualche negozio.

Ginza

Un lunghissimo viale fiancheggiato da negozi già addobbati per il Natale.

Ma Ginza non è solo questo: il mercato del pesce di Tsukiji, uno dei più grandi al mondo, teatri, musei e ristoranti di lusso.

 

Non siamo ancora stanchi. Dopo tutti i chilometri già percorsi, perché non raggiungere a piedi il Palazzo Imperiale? In fin dei conti non è così lontano e da lì all’albergo a piedi è un attimo… più o meno.

E così abbiamo fatto. 

Il bello di passeggiare così è proprio quello di scoprire zone che non sono particolarmente turistiche, attraversare parchi nascosti o trovarsi per caso davanti a enormi grattacieli.

E poi davanti a noi ecco l’ingresso del Palazzo Imperiale

Palazzo Imperiale

La stanchezza inizia a farsi sentire, ma scommetto che dopo un riposino veloce, ci saranno ancora le forze per andare a Omotesando e Shibuya!

 

5° giorno – 30/11/2019 

RIKUGIEN – AKIHBARA – HIBIYA PARK

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Oggi è l’ultima giornata a Tokyo e chissà quanto tempo dovrà passare prima di ritornare.

Mi sta già prendendo un po’ di malinconia, ma visto che è una bella giornata di sole, il cielo è limpido come solo in inverno può succedere, dobbiamo assolutamente approfittarne.

C’è un giardino al nord di Tokyo, non lontano da Yanaka, un vero gioiello che aspetta solo noi. Quindi, non perdiamo tempo, prendiamo la metro e andiamo!

 

Rikugien

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Il Rikugien non è un parco, ma un vero e proprio giardino, tipico del periodo Edo, un luogo magico dove isolarsi dal resto del mondo ed entrare in perfetta armonia con la natura.

Dista qualche minuto a piedi dalla stazione della metropolitana di Komagome (Yamanote Line). L’ingesso è a pagamento, 300 yen, tutti meritati.

Realizzato all’inizio del 1700 per volere del quinto shogun Tokugawa Yoshiyasu, solo nel 1900 venne aperto al pubblico.

Tradotto letteralmente, Rikugien significa “Giardino dei Sei Principi della Poesia” e infatti, al suo interno sono riprodotte in miniatura 88 scene di famose poesie giapponesi, i waka.

Kinokawa

Gli alberi dai colori autunnali sono i primi a colpirci. Poi un ponticello in pietra, l’immancabile laghetto, un piccolo fiume e anche una collinetta. Tutto incantevole già al primo colpo d’occhio.

 

Fujishiro-toge

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Dall’alto di questa collinetta si ha una visione d’insieme su parte del parco, ma sopratutto si scorgono alcuni degli 88 punti che rendono particolare questo giardino. Il laghetto, per esempio, è uno di questi. Ogni punto è indicato da un cartello con tanto di descrizione scritta anche in inglese.

Kinokawa

Camminando lungo il lago notiamo una cosa un po’ particolare: parte del tronco degli alberi è ricoperta da un pezzetto di iuta, o forse paglia. Di cosa si tratta? Avviciniamoci un po’ per vedere meglio.

Sono i komo-maki, avvolti intorno al tronco degli alberi per catturare gli insetti dannosi che si spostano dai rami per passare l’inverno in un luogo più caldo. Così, prima di raggiungere il suolo, gli insetti vengono “catturati” da queste “cinture di paglia” e non danneggiano né l’albero, né il terreno.

Prima dell’arrivo della primavera, i komo vengono staccati dagli alberi e bruciati insieme agli insetti.

Guarda! Che belli questi alberi addobbati per in Natale!

Mmm… no! Il Natale qui non c’entra. Sono gli yuki-tsuri, protezioni applicate sugli alberi in inverno per evitare che i rami si rompano durante le forti nevicate.

E poi sì, in effetti hanno anche una funzione decorativa, ma non è sicuramente la motivazione principale.

Non c’è che dire, oltre che bellissimo, questo giardino è anche interessante.

Una rete di sentieri si snoda per il parco. Continuiamo la nostra passeggiata leggendo ad uno ad uno tutti i cartelli che indicano gli 88 punti del Rikujien, fino a quando scorgiamo sopra una collinetta quella che sembra una capanna.

Tsutsujo-no-chaya

Tsutsuji-no-chaya

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Uno dei padiglioni costruiti per la famiglia Iwasaki durante il Periodo Meji, è l’unico esistente ancora oggi. Quello che lo rende particolare è la sua struttura, realizzata in legno di rododendro.

Ridiscesi, appena dietro al padiglione, ci ritroviamo in un piccolo boschetto, avvolti dai colori dell’autunno.

Per visitare il giardino si impiega circa un’ora, ovviamente riuscendo a resistere alla tentazione di fermarsi a sorseggiare una tazza di te in riva al lago.

Sembra quasi impossibile che un posto così idilliaco si trovi al centro di una metropoli come Tokyo. Questo è sicuramente il luogo ideale per rilassarsi contemplando la natura e staccarsi per un attimo dalla frenetica vita di tutti i giorni.

 

Partendo dal Rikujien, decidiamo di raggiungere a piedi Akihabara, per mangiare un’ultima volta (almeno per un po’ di tempo) il nostro ramen preferito.

Perché a piedi quando in metropolitana faremo molto prima? Perché, come ho già detto, in questo modo abbiamo la possibilità di attraversare quartieri che diversamente non averemmo mai visto.

E così, dopo più di due ore tra camminata, negozi e pausa pranzo, siamo di nuovo ad Akihabara.

Akihabara

Almeno oggi non piove e possiamo goderci appiano il quartiere. E poi è sabato, Akihabara è piana di ragazzi che frequentano i Maid Cafè o che popolano le sale giochi. Vorrei fare una partitina anche io… Soprattutto non vorrei mai andare via,  ma non ci rimane molto tempo prima di cena, quindi devo convincermi e salutare Akihabara.

In metro raggiungiamo l’Hibiya Park, ma lo attraversiamo velocemente. Il mercatino di Natale è in allestimento. Sarebbe bastata un’altra giornata a Tokyo e sarei venuta a curiosare tra le bancarelle.

Rimangono veramente poche ore e non passiamo lasciare Tokyo senza passare la serata a Shibuya, in compagnia di un’amica che abita qui.

Domani si riparte, la valigia è da sistemare e il bilancio è presto fatto.

 

Conclusioni

Tokyo cosa vedere

Contentissima di aver visto Tokyo addobbata a festa per il Natale, contentissima di aver passeggiato in tutta tranquillità e talvolta anche senza una meta precisa per questa sorprendente città, contentissima di aver visto cose nuove e di aver rivisto i posti che mi mancavano tanto. Contentissima di aver mangiato il ramen… che non è da sottovalutare.

E allora è proprio vero il proverbio Tuareg che dice: “Al primo viaggio si scopre, al secondo ci si arricchisce“.

 

 

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