Santarcangelo di Romagna
Dalla Rocca alle grotte, i misteri di Santarcangelo
Una giornata a Santarcangelo di Romagna
Ci sono luoghi, paesi o città che ti rimangono nel cuore dalla prima volta che li vedi. Una sorta di amore a prima vista.
Tra i borghi dell’Emilia Romagna ce n’è uno in particolare che mi ha fatto questo effetto: è Santarcangelo di Romagna.
Adoro Santarcangelo e ci vado spessissimo, non solo perché c’è uno dei miei ristoranti preferiti (Zaghini, n.d.r.), ma perché mi piace passeggiare per le stradine del borgo e godermi un po’ di tranquillità, anche se con il passare degli anni Santarcangelo è sempre più preso d’assalto dai turisti.
Santarcangelo è un borgo è elegante, molto raccolto, delizioso.
Visitarlo non porta via molto tempo, ma a dispetto di quello che si potrebbe pensare, nonostante le sue dimensioni ridotte, ha molto da offrire.
Prima di buttarci a capofitto tra monumenti e chiese, però, ripercorriamo brevemente la storia di Santarcangelo.
Pillole di storia
Una giornata a Santarcangelo di Romagna
Santarcangelo è il tipico borgo medievale, ma le sue origini sono più antiche.
Si parla già di un insediamento in epoca romana, che però si trovava a circa 3 km da quello attuale, lungo la Via Emilia, in una posizione strategica per il commercio.
Quando iniziarono le invasioni barbariche, gli abitanti furono costretti a trasferirsi in un posto più sicuro, dove i nemici avrebbero faticato ad arrivare.
Così scelsero il Colle Giove.
Nel Medioevo, sul colle sorse il primo castello, voluto dalla famiglia Malatesta, signori di Rimini, che governavano anche su Santarcangelo.
Negli anni, a Santarcangelo toccò più o meno la stessa sorte degli altri borghi, contesi tra i Malatesta, i Borgia e i Montefeltro.
Tutto fino al 1503, quando passò sotto il dominio dello Stato Pontificio.
Questa è, molto brevemente, la storia di Santarcangelo, il pittoresco borgo che nel 1984 è stato insignito del titolo di Città d’Arte.
Ora siamo pronti per scoprire Santarcangelo.
Piazza Ganganelli e Arco dei Becchi
Una giornata a Santarcangelo di Romagna
Generalmente, si comincia la visita di Santarcangelo da Piazza Ganganelli, che prende il nome da Papa Clemente XIV, Giovanni Vincenzo Antonio Ganganelli, che nacque proprio qui.
La prima cosa che si nota nella piazza è un arco, l’Arco dei Becchi.
L’11 novembre di ogni anno, il giorno di San Martino vengono appese all’arco delle corna.
Vi state chiedendo perché? Servirebbero per identificare i fedifraghi e ancora di più… i cornuti!
Distogliete un attimo lo sguardo e anche il pensiero dall’arco, perché al centro della piazza c’è la Fontana della Pigna,ideata da Tonino Guerra, nato a Santarcangelo e che qui ha passato tutta la sua vita.
A questo proposito, passeggiando per il borgo si leggono tantissime sue frasi scritte sui muri delle case.
Non solo.
Proprio perché Tonino Guerra è un personaggio strettamente legato a Santarcangelo, c’è anche un museo dedicato a lui, Nel mondo di Tonino Guerra.
Forse la maggior parte di noi si ricorda di lui grazie allo spot pubblicitario diventato famosissimo per la frase “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”, ma Tonino Guerra merita di essere conosciuto per tutte le sue opere, che spaziano dalla poesia, alla scrittura, alla sceneggiatura, alla pittura alla scultura. Un artista decisamente poliedrico.
Lasciamo per un attimo Tonino Guerra e continuiamo a passeggiare per Santarcangelo, spostandoci verso la Rocca.
Imboccando la scalinata, davanti a noi c’è il Campanone, la torre campanaria che probabilmente è il monumento più conosciuto e fotografato del borgo.
Rocca Malatestiana
Una giornata a Santarcangelo di Romagna
La Rocca Malatestiana domina Santarcangelo dall’alto e in autunno è il punto migliore per ammirare il foliage.
Attualmente è abitata, quindi non è possibile visitarla, ma il panorama da lì è di tutto rispetto.
Sapere che la Rocca Malatestiana è legata a Paolo e Francesca?
Vi ricordate la loro storia? Francesca era sposata con Gianciotto Malatesta ma, diciamo così, si intratteneva spesso con suo fratello, Paolo.
Una sera Gianciotto tornò al castello prima del tempo e vide Paolo e Francesca in atteggiamenti intimi. Stavano leggendo la storia di Ginevra e Lancillotto e proprio mentre si erano concessi un bacio, arrivò Gianciotto. Come è facile intuire, Gianciotto non la prese benissimo e trafisse i due innamorati con una lama, uccidendoli.
Su dove siano stati uccisi Paolo e Francesca ci sono diverse versioni. Alcuni sostengono proprio che la coppia sia stata uccisa qui e non a Gradara, così pare che di notte lo spirito di Francesca si aggiri per Santarcangelo.
Le grotte di Santarcangelo
Una giornata a Santarcangelo di Romagna
Una cosa che in pochi sanno è che sotto Santarcangelo corre una rete di gallerie, di cunicoli e di grotte, anche se sarebbe più corretto definirle in altro modo, visto che si tratta di ipogei scavati dall’uomo.
La maggior parte di queste grotte – in tutto sono circa 160 – è privata, ma una è visitabile.
Si tratta della Grotta Monumentale Pubblica, che si può visitare, ma solo se si è accompagnati da una guida.
E’ un’esperienza molto interessante, che vi consiglio assolutamente di fare.
Adesso qualche curiosità.
Sapete come si chiamano gli abitanti di Santarcangelo?
tutti in coro: Santarcangiolesi.
Sì, ma…
I Cipolloni
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E’ vero, gli abitanti di Santarcangelo si chiamano Santarcangiolesi, ma i riminesi li chiamano Cipolloni, perché il prodotto tipico di Santarcangelo è la cipolla dell’acqua.
Soprattutto in passato, questo tipo di cipolla veniva coltivata in grandi quantità lungo i canali vicini al fiume Marecchia e da qui il soprannome dei santarcangiolesi.
Il Sangiovese
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Rimaniamo in tema e parliamo del vino Sangiovese.
Pare che il nome “Sangiovese” sia stato coniato proprio a Santarcangelo.
Vi racconto la sua storia.
A Santarcangelo c’era un convento di francescani che producevano vino rosso.
Un giorno arrivò in convento un personaggio illustre e i frati gli offrirono il vino, il migliore che avevano.
L’ospite rimase entusiasta e chiese che vino era.
Nessuno lo sapeva, quel vino buonissimo non aveva un nome.
Allora un frate si alzò e improvvisò: Sangue di Giove, perché il colore del vino ricordava il sangue e perché Santarcangelo è sorta sul colle Giove.
Come succede sempre, il nome del vino subì diverse modifiche, fino ad essere unito e diventare definitivamente Sangiovese.
A malincuore, ma dopo una bella mangiata di tagliatelle, lasciamo Santarcangelo.
Da qui se vi rimane un po’ di tempo, potete spostarvi a San Leo, a San Marino o a Bertinoro, tutti borghi meravigliosi che meritano di essere visti.



